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L'OMBRA CHE NON C'ERA

Un uomo che non ha ombra, ha solo un'immagine e un'immagine non ha prospettive reali

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Film > Un uomo che non ha ombra, ha solo
un’immagine e un’immagine non ha prospettive reali.

Una volta seduti e accesa una sigaretta, con il bagliore rosso
che ipnotico si muoveva tra dita e gesti, restammo in silenzio quanto
bastava per sentire foglie suonate dal vento; quindi cominciò
a parlare con voce bassa e roca, un timbro incerto tra un alcolico
big muff e un certo marshall, allestimento teppa, suonato bene.

“Un uomo che non ha ombra, ha solo un’immagine e un’immagine
non ha prospettive reali...”, si mosse, si alzò e restò
immobile nell’involucro d’aria, anch’essa immobile.
“Mi chiedevo quando è successo, qual è stato
quell’attimo in cui avrei potuto muovermi verso un’altra
direzione e invece sono stato, abbandonando ogni cosa. Presi tutto
quello che avevo nelle mani ed era strano ma sembrava sabbia, tanti
piccoli granelli, e, non so per quale motivo, pensavo, o mi piaceva
pensare, che ognuno di essi fosse una mia qualità o un mio
difetto, un ricordo o il germe di qualche azione a venire. Solo
che, insomma, sembravano tutti uguali, cioè”, disse
girandosi verso di me, “voglio dire, hai mai visto com’è
la sabbia, i granelli sono così piccoli, ma mi sarebbe piaciuto
separare alcune cose belle da quelle brutte...”, una pausa
incerta e poi “Pensai che quando ancora non avevamo consapevolezza
di noi stessi e ci limitavamo a costruire quelle astratte forme
che la nostra fantasia chiamava castelli, usavamo tutta la sabbia
che avevamo intorno, ogni granello senza distinguere i buoni dai
cattivi, ogni cosa contribuiva ad elevare la forma. La bellezza
di tale castello poggiava sull’ambigua sostanza di tutti quei
cazzo di granelli, fossero essi i miei pregi o i miei difetti, il
passato o il futuro. L’armonico equilibrio di quella forma
era tutto lì”.

Mi osservò un attimo, in attesa di un cenno di vita da parte
mia, ma, per quello chi mi riguardava, non stavo capendo un cazzo,
per cui, indifferente, annuii a caso e osservai un diplomatico silenzio.
Dopo una pausa, riprese a parlare, ma con meno convinzione. “Con
il passare del tempo l’equilibrio si è rotto, forse
pensavo che tutto questo non fosse così importante, la sabbia,
voglio dire, e tutti quei granelli e quegli stupidi castelli...
ho pensato che bastasse apparire splendidi, eliminando tutto ciò
che non era gradito alle persone che mi circondavano, come se in
qualche modo esistessero regole dell’attrazione pronte all’uso,
solo da seguire, un’interminabile sequenza di cliché,
una panoplia di gesti, sorrisi, osservazioni brillanti e pseudo-intelligenti,
pensai di aver trovato il modo di eliminare i granelli scomodi,
lasciando solo quello che era giusto, quello che era cool, quello
che sembrava portarmi sempre più in alto... splendido...
vedi, all’inizio mi sembrava un’idea a prova di idiota,
ma più luci mi si accendevano intorno, più luce passava
attraverso il mio corpo, negli spazi lasciati aperti da tutto quello
che perdevo per strada, finché non ebbi più un ombra
definita, ma un grigio diffuso. Mi sono sentito come quel tipo,
come si chiamava, Martin Eden?”

“Martin Eden?”

di chi cazzo sta parlando?

“Ma sì, quello del quadro che...”

Eden? ma non era uno scrittore suicida?

Poi, illuminato, dissi “Vuoi dire Dorian Gray?”

“Si chiamava così?”

“Boh, sì, a quanto pare l’hanno chiamato così.”

“Vedi, era grigio anche lui...” pausa riflessiva, quindi
aggiunse “Perché poi?”

“Mah, le solite cose immagino... qualcuno ha detto che era
troppo simile al sole che tramonta: superbo, pieno di malinconia,
privo di calore, etc... e alla fine è stato punito per questo.”

“Da chi?”

“Dalle sue scelte.”

Stette in silenzio e io non ero ancora così sicuro di quello
che avevo detto, così presi tempo e con l’accendino
bruciai per gioco qualche rametto di un cespuglio, che peraltro
prese interamente fuoco nel giro di un secondo; restai un attimo
interdetto sul da farsi, guardando incredulo il cespuglio ardere
come una palla di fuoco, finché, non so, mi venne in mente
che avrei potuto dire una cosa, qualsiasi cosa che potesse apparire
quasi-intelligente o criptica, ma l’unica cosa che mi uscì
dalle labbra fu “Ehi... è bruciato in fretta, vero?”

Lele annuì, rimanendo in silenzio, lo sguardo fisso sulla
macchia scura di carbone e cenere. Poi disse “Già,
ma la sua ombra è rimasta.”


di: JIM TONIQUE

Articolo inserito il: 2001-12-03



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