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DECONSTRUCTEURS DE LA REALITE

Fiesta con ingenua libertina

, .    

Vissuto Storie > “...e quindi, per questo motivo, è inutile ogni chiassoso
contrasto nei confronti di un potere iniquo, perché lo sballo
ed il sublime non stanno sempre di casa nel paradiso”. Certo
potrebbe anche non interessare un discorso di questo genere, ma
con queste parole Sal cercava di convincermi, alla sua maniera,
di come il cinismo, il cinismo troppo spesso confuso con il qualunquismo,
potesse estrudere ognuno di noi dall’angosciante idea di un
paradiso comune e potesse traghettarci invece, al di là di
ogni futile convenzione, verso un territorio che ci definisse e
determinasse in modo a noi proprio, verso voci ed immagini appartenenti
ad una nuova, e privata, geografia del tempo e delle emozioni. Per
chi lo volesse sapere, si stava passeggiando sulle berges della
Garonne, nel crepuscolo tardoinvernale, o protoprimaverile, di due
anni fa.

Nella luce della sera, fendendo un’aria che sembrava di vetro,
dentro di noi non era più così importante che qualcuno
ci facesse notare come l’informazione fosse ormai divenuta
dottrina e la dottrina venisse confusa con quella forma di conoscenza,
e forse preveggenza, che qualcuno prima di noi chiamava saggezza.
La verde fata scioglieva e ammorbidiva ogni dubbio e lasciava ad
altri la corona e la cronaca di storie nate vecchie; tutto quello
che restava da fare era di muoversi, possibilmente con disinvoltura,
su di uno sfondo affrescato da campanilistiche rivalse e omologazioni
di massa, dove in entrambi i casi ognuno continuava ad affrontare
i problemi a proprio modo o secondo quello che ritenevano giusto
gli altri.

Finimmo per incontrare JP, seduto, molto tranquillo, a fumare su
di un prato in compagnia della sua meffe, qualche scambio di parole,
molti silenzi e, come le onde in qualche festa hawaiiana, lo scorrere
incessante della Garonne riempiva il vuoto lasciato dalle parole
al tempo, ma poteva essere il Molgora o il Brahmaputra, ché
un fiume è sempre un fiume e se chiudi gli occhi non potresti
esser certo di alcuna differenza. Conoscendo JP nelle sue parole
e nei suoi gesti, mi sono reso conto di come alle volte si potesse
rimanere vittime di una scelta che assoggetta la realtà al
bisogno di un territorio, finendo per trasformare lo spazio, qualsiasi
spazio, in un quartiere e un anno in un giorno che non sembra mai
tramontare. New traditionalist e animali territoriali di spazio
e tempo, molti di noi erano indifferenti a qualsiasi format apolide
e dimostravano talvolta quanto labile potesse essere la differenza
tra provincialità e massificazione nel contenuto di una stessa
azione.

Forse ci sembrava meglio lasciare agli altri il senso spietato di
ogni paradiso promesso, abbandonare per un attimo, folli!, la “cricetica
ruota” della filosofia che gira sempre, senza portarti da
alcuna parte. Candidi ottimisti potevamo sempre deliziarci del nostro
giardino e, per quello che mi riguardava, se così mi piace,
aveva senso stare nel freddo di un pomeriggio che alle quattro è
già un poco sera, ad osservare, giù al Tripode B,
crocifisso alla parete di una camera, uno straccio di carta che
rimava in poesia dell’autunno, sugli alberi, le foglie, indugiando
un poco, non indifferente, sul morbido invito di una deliziosa salope,
che aspettava dove sai bene, splendida libertina. Quindi guadagnando
veloce la porta, volgersi ad annegare in un mare che sa di capelli
e pelle tersa, occhi che ricordano un tango di Pugliese e un bicchiere
di absinthe, che ti sussurra del sublime la forma e la sostanza.

Ognuno, secondo il proprio piacere, sta secondo quello che vuole,
perché gli eroi di carriera possono anche lasciarmi indifferente,
perché comunque vadano le liste al consiglio comunale, il
prezzo cristiano di una media non può superare i 4 €,
perché anche se ci buttano giù il Pirellone a colpi
di Cessna, basta che mi lascino parcheggiare di fronte all’università,
perché il global forum è soltanto l’ennesimo
centro commerciale, perché comunque vadano le cose ho già
firmato, come qualcun altro, la mia “pace separata”,
incondizionatamente. O solamente perché, come diceva Józef
Konrad Korzeniowski, mentore di Corto Maltese, ma in un altro universo,
resta ancora nelle parole di Marlow il più potente antidoto
alla vita di branco che ci sia mai stato donato in questa nostra
tragica galleria di mostri, reietti, alternativi e uomini comuni.
“Si vive come si sogna. Soli”.


di: JIM TONIQUE

Articolo inserito il: 2001-12-03



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