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L'UOMO DEI RECORD

Michael Feldman, l'uomo dei record. La persona a cui dare la colpa per le stronzate pubblicate nel Guinness dei primati.

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Vissuto Persone > Anche oggi è stata una giornata faticosa di lavoro, una
delle più faticose che ricordi. Già di per sé
ogni volta che arrivo nello studio televisivo sono di malumore.
Il solo pensiero della trafila del cerone, del ritocco alla tinta,
dello sbiancamento dei denti e delle altre mille operazioni estetiche
a cui vengo sottoposto mi fanno venir voglia di non andarci, allo
studio. Ma più di tutto sono Loro a preoccuparmi: i Concorrenti.
Pericolosi, sudati ed incredibilmente vicini al livello zero della
loro capacità di intendere e volere.

Dicevo che oggi è stata una giornata difficile. In effetti
mi ci è voluto un po’ per staccare la gomma americana
dai capelli, dalle ciglia e dal resto del viso. Avevo capito subito
che si trattava di un Concorrente, una lei per giunta, dei più
pericolosi. Un altro errore di quei coglioni mandati dalle agenzie
interinali che lavorano al casting. Ma li capisco. Sorbirsi per
otto ore al giorno la visione di videocassette amatoriali inviate
dai peggio pazzi del paese animati dai peggio propositi ed intenti
a fare le peggio stronzate mai viste non è semplice. Anch’io
ho cominciato così, negli Usa, fresco di laurea in giurisprudenza
e convinto che si sarebbe trattato di un’occupazione momentanea.
Vedo ancora la pergamena dell’università galleggiare
nella tazza del wc nonostante siano passati anni dal momento in
cui ho azionato lo sciacquone. Nel video di preselezione la concorrente
in questione si presentava come “madre di famiglia”.
A giudicare dal taglio di capelli azzardo che il marito fa il giardiniere
e come hobby ha quello di essere il coiffeur personale della moglie.


“Miss Bateson gonfierà il più grosso pallone
di chewing gum con il solo aiuto del naso!” “Michael?”
Trasalisco “Vuoi fare i controlli del caso?” No vi prego.
Cosa faccio? Fingo di non capire il francese? Troppo semplice, ormai
vivo a Parigi da due anni. Tento di posticipare il più possibile
la mia reazione, mi concentro come se stessi facendo meditazione
zen mentre vengo raggiunto dall’eco della traduzione simultanea
in inglese attraverso l’auricolare come se attendessi il canto
dell’immediato satori, l’illuminazione buddhista. Passo
all’azione, palpeggio il chewing gum masticato da miss Capelli-tagliati-a-mò-di-siepe-di-lauro
e trattenendo lo schifo do il via al tentativo di record. Miss Bateson
si spalma la gomma sul viso, gonfia e rigonfia. Sembra un panda,
penso. La protuberanza rosa si fa sempre più minacciosa.
Il presentatore ricorda ai bambini a casa che solo un cerebroleso
può permettersi di tentare un simile record e di attendere
almeno l’età della patente per spegnere il lume della
ragione e tentare di emulare la concorrente. Cerco lo strumento
più adatto per la misurazione del coso rosa all’interno
della mia valigetta. E’ fornita quasi come la bat-cintura.
Metri, righelli, cronometri, ricambio di biancheria e aspiratore
per l’asma. Ho trovato quello che fa al caso mio. Uno stetoscopio.
Mi avvicino a Miss Moglie-di-Edward-Mani-di-Forbice e prendo la
misura del pallone: 18 centimetri! E’ enorme. E proprio mentre
rifletto sulla distanza di sicurezza per evitare che mi scoppi in
faccia (la quale dovrebbe aggirarsi intorno ai 36 metri), la protuberanza
rosa mi anticipa ed esplode ricoprendomi il viso. Sembro un embrione,
un mostro fetale di un film horror di serie zeta. Faccio appena
in tempo a sentire il presentatore effeminato che dice qualche stronzata
sui pericoli del mestiere. Se non ci fossi abituato tenterei di
battere il record mondiale di scarica di cazzotti su di lui, ma
mi trattengo.

Sollevo la pellicola rosa che avvolge la mia faccia e mi ricompongo
per dare l’annuncio tanto atteso dal concorrente-mostro di
turno. “It’s a new world record!” dico, sfoderando
la voce più stridula che mi riesce.

Un’altra giornata di lavoro è passata. Mi guardo allo
specchio dell’ hotel cinque stelle che mi ospita a spese del
contribuente francese. Non sto guardando un semplice giudice, un
semplice notaio da trasmissione tv. Guardo l’uomo dei record,
l’uomo la cui professione è già di per sé
un record. Sono io che decido se una stronzata è veramente
una stronzata degna di questo nome. E di diritto finisce nel Guinness
dei primati. Ma dopo una giornata come quella di oggi mi chiedo
ancora se non sia meglio ribattezzarlo “Guinness dei Primati”.


di: DHARMABOY

Articolo inserito il: 2001-12-03



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