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CRISTINA DONA'

God less America

CRISTINA DONA', .    

Live in Bloom > Domanda di rito: qual è il tuo rapporto con la musica in rete?

Non ho un rapporto diretto, uso molto Internet, ma non ho mai scaricato musica. Mi sembra più che giusto poter ascoltare qualche brano prima di comprare il disco, ma scaricando interi cd non si danneggiano solo le case di produzione. Considera che io prendo l’otto per cento su ogni copia, poi nel mio caso abbiamo deciso che il mio disco costasse solo quindici euro.

Disco nuovo, Dove sei tu, produttore nuovo. Da Manuel Agnelli a Davey Ray Moor dei Costeau, quanto ha influito sulla tua musica?

Davey è una persona fantastica, prima di tutto umanamente. Č vero che sia lui che Manuel sono prima di tutto due musicisti, ma Davey ha un’altra visione, è riuscito a tirare fuori da me qualcosa di nuovo, a mettere in risalto la mia voce. Credo che questo cambio sia arrivato nel momento giusto della mia vita artistica, avevo voglia di cambiare, di fare qualcosa di più diretto, in un certo senso più abbordabile.

Volevi raggiuungere un pubblico più vasto? Pensavi he per il tipo di musica che facevi ci fosse poco spazio?

Quando scrivo le canzoni non penso a un determinato pubblico, voglio trasmettere qualcosa e naturalmente spero sempre che più gente possibile possa sentire le mie canzoni. Credo che oggi ci siano molti più canali con cui diffondere la propria musica, grazie alla globalizzazione. E allo stesso tempo la musica live è diventata un’ottima alternativa, perché è vero che la gente compra meno dischi ma va anche sempre di più ai concerti. Ci dovrebbero essere più festival, come ad esempio il Tora Tora, che credo sia un’iniziativa bellissima.

Sempre parlando di live, in genere come imposti i tuoi concerti?

Esiste un’impostazione molto generica, ma la scaletta cambia spesso. Cerco di capire la gente che ho davanti, ogni serata è diversa. Con l’esperienza credo, almeno spero, di avere imparato a interpretare il pubblico, capire se fare un brano lento o più veloce, se fare pezzi vecchi. A volte faccio diventare matti quelli della band.

Hai scritto anche due libri, Appena sotto le nuvole nel 2000, e recentemente God less America insieme con Michele Monina. Come sono nati questi progetti?

Il primo libro è nato per caso, io non ci pensavo affatto. Sono stata chiamata dalla Mondadori, scavando tra i diari e le mie cose ho trovato un sacco di pensieri, piccoli racconti e tanti altri appunti sparsi che è stato bellissimo poter riscoprire e mettere assieme. Mettono in luce un altro lato di me che magari sarebbe rimasto nascosto se avessi fatto solo musica.

E il secondo libro?

In realtà io ho contribuito poco alla stesura del libro, ho fatto piccoli interventi con pensieri, idee e poi compaio nel dvd allegato. Sono innanzi tutto un personaggio, ma mi piaceva l’idea di essere dentro il libro e allo stesso tempo farci piccole modifiche.

Com’è stata l’esperienza del viaggio negli Stati Uniti?

Il viaggio in sé non è stata un’esperienza piacevole. Non mi sentivo a mio agio, spesso avevo il desiderio fortissimo di piantare tutto e tornare in Italia, poi ho anche litigato con Michele. Poi non è stata una vacanza, stavamo tentando di capire una realtà per nulla semplice, e questo anche sembrava non piacere alla gente.
Con un po’ di distacco però inizio ad apprezzare quell’esperienza, a comprendere che ho avuto davvero “una botta di culo” che non capita a molti.

Dovessi fare un nuovo libro, cosa faresti?

Lo farei come Appena sotto le nuvole. Ho capito che quando scrivo non riesco a raccontare per più di una pagina.

Cosa ne pensi dell’attuale panorama della musica italiana?

Mi sembra che ci sia sempre più possibilità di scegliere, che ci sia fermento. Ma di fatto pochi hanno la possibilità di crescere al di fuori dei canali commerciali canonici. Bisogna avere tenacia e fortuna.
Forse bisognerebbe tentare di uscire al più presto dai confini italiani, usando l’inglese. La globalizzazione in questo senso ha aperto tantissime nuove strade.

Cosa ascolti in questo periodo?

Ho riscoperto Timbre di Sophie B.Hawkins che è passato quasi inosservato e assolutamente meriterebbe di più.
Poi sono stata al bellissimo concerto degli Scisma. Per puro caso ho scoperto un gruppo norvegese i Terje Nordgarden prodotto proprio da Paolo Benvegnù degli Scisma e poi voglio ascoltare l’ultimo dei Blur, pare sia davvero bello


di: A.MA.

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