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ABBACINANTI FUTURI DA ITALIANO MEDIO

"Domenica pomeriggio. Il televisore si trasforma in una grossa sfera di cristallo. Tra Maurizio Costanzo e canottiere bianche, uno dei momenti più sconfortanti del mio 2002..."

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Vissuto Storie > Non so dire cosa possa essermi capitato in quel preciso momento,
se sia stata la bottiglia di vino rosso, un rosso corposo, dal sapore
tannico, spigoloso al palato e di un’estensione meditabonda
degna dei migliori vitigni del centro-nord toscano.

O se sia stata solamente una piccola sbronza male interpretata,
una di quelle che una volta ogni tanto può capitare, dove
il vino defluisce in aree cerebrali dalla ignota e sinistra dislocazione.

Forse – ed è l’ipotesi che più mi terrorizza
– mi si è rivelata quella inebetita identità
da Italiano Medio, quella che ogni domenica visita ogni centimetro
quadrato del centro commerciale a cui spetta l’apertura per
turnazione; mentre gli altri, per loro grande rammarico, sono lasciati
a maggese.

Un’ identità che un domani si presenterà sempre
più spesso e con maggiore arroganza, anelante del possesso
totale del mio corpo. Già, il mio corpo. Un futuro prossimo
minaccia il mio corpo, un futuro fatto di aderenti canottiere bianche
e ciabatte dall’improponibile scritta sportiva. Che le canottiere
bianche, in Italia, non passeranno mai di moda. Mai.

Il mio corpo afflosciato sulla poltrona, i piedi avvolti da quelle
ciabatte, appoggiati su di un tavolino di finto legno anticato.
Il cervello anestetizzato dalla programmazione televisiva domenicale.
Più precisamente: Buona Domenica. Che le trasmissioni domenicali,
come le canottiere bianche, non passeranno mai di moda. Mai, cazzo.

Proprio su Buona Domenica si focalizza il mio attimo di panico,
i miei brutti trenta secondi: per un momento, un solo momento, mi
sono sentito sulla stessa lunghezza d’onda cerebrale di Costanzo.
In quel qualsiasi segmento disperso nella selva del tempo Buona
Domenica non mi è parso come un polpettone mellifluo e petulante,
ma come un valido programma di intrattenimento domenicale.

Sono sul divano, un po’ intontito dal vino. Pino Insegno
fa ballare qualche tardona e porge il microfono a spiantati imitatori
di versi di animali. Il tutto farcito da battutine in romanaccio,
un grottesco esempio di esibizionismo all’italiana. Osservo
distrattamente la scena mentre un sorriso mi si allunga lentamente
sulla faccia. Cazzo, sto sorridendo. Fosse stato solo questo non
mi sarei preoccupato, ma una pacata tranquillità s’impossessa
della mia coscienza, la tranquillità nel sapere che tutto
ciò proseguirà fino alle 20. Ma chi può essere
l’ideatore di questo circo della felicità? Maurizio
Costanzo: non più un grufoloso speculatore di sentimenti,
non un barattolo di ostentato buonismo, ma un abile direttore d’orchestra
per una sinfonia di emozioni. Plagiato dall’etere, sprofondo
insieme alla TV spazzatura.

Il richiamo materno mi risveglia d’improvviso da quello stato
vegetativo. Sorpreso, leggermente sconvolto, sento pervadermi da
un imbarazzo adolescenziale, simile al farsi beccare dalla mamma
in palesi situazioni di auto-erotismo. Una vergogna violenta, da
ragazzino brufoloso, adagiata sul più generale e quotidiano
imbarazzo provocato dall’acne. Che l’acne, sebbene sia
passata, resterà sempre nei miei ricordi da adolescente.
Sempre.

Farfuglio qualcosa mentre spengo il televisore. Rimugino su cosa
possa essermi accaduto, mentre una canottiera bianca già
sorride nell’armadio, sospirando al pensiero del giorno beato
in cui verrà liberata dall’esilio.

Se avessi bevuto un po’ di più, forse avrei scritto
a “ C’è posta per te “. Ma non può
essere tutto deciso, ci deve essere un’alternativa. Il destino
ce lo costruiamo noi giorno per giorno e blah blah blah. E’
domenica, qualche centro commerciale sarà sicuramente aperto.

No, che dico. Meglio uscire e farsi un giro. Meglio ancora, una
bevuta.


di: MORVA

Articolo inserito il: 2002-12-03



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