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ERO REFRATTARIO DEL CANTO IN GENERE

Un racconto di Alessandro Gabrielli, uno dei misconosciuti testimoni oculari del secolo scorso. Sua figlia Alessandra ha conservato queste memorie paterne che ora sono qui pubblicate grazie al contributo dell'Associazione Miricordo

, .    

Vissuto Storie > Attività canora.

Prima di recarmi a Roma ero refrattario del canto in genere, ero
appassionato alla Prosa Drammatica.

A Roma, nell’ambiente in cui dimoravo, l’argomento delle
discussioni era la Lirica. Vi era un giovane calzolaio, un sosia
di Tavoli, zoppo anche lui: era bello e teneva una gran bella voce
di tenore, cantava sempre. Fu lui che m’intrufolò tra
la claque del Teatro Maggiore di Roma, allora Costanzi, a dieci
soldi per sera. Fu così che ebbi modo di conoscere e sentire
le più belle voci del mondo di quell’epoca, m’immedesimai
a tal punto, che mi abbonai al Teatro Illustrato, una rivista.

Ritornato a Macerata nel 1908, mi accorsi che anche io tenevo
una voce. Canticchiavo pezzi d’opera: era un bel falsetto,
con facilità cantavo “Vissi d’arte” della
“Tosca”. Chi sentiva domandava:

- chi è quella donna che canta?-

Poi ci fu la metamorfosi, la voce cambiò timbro: tenore,
baritono, basso centrale, basso profondo. Tenevo il fa sotto le
righe.

Cantavo sempre a casa e sul lavoro. Nell’agosto del 1908 fui
chiamato dal Maestro di Cappella Liviabella, per una audizione.
M’ingaggiò subito. Basso solista alla Cappella Duomo,
dove rimasi per trenta anni circa. Ebbi l’onore di cantare
in duetto col celebre Lauro Volpi, il Benedictus, Messa di Perosi.

Nel 1909 fui invitato dalla Società Filarmonica a prendere
lezioni di canto; mi facevano cantare da baritono. Durò poco,
il Maestro se ne andò. Mi presentai dal Maestro Ranalli,
direttore della Banda di allora e presi lezioni a pagamento, questa
volta da basso. M’insegnava menomale, mi passò diverse
romanze. Anche questo (poi) se ne andò a Bologna.

Nello stesso anno, fui invitato al Liceo musicale di Pesaro, per
una audizione. Il maestro di canto Malocchi, mi avrebbe ammesso
senza esami, (ma) purtroppo non avevo mezzi per mantenermi (lontano)
da casa, neanche a parlarne. Finì così, sia per (mancanza
di) mezzi, sia per (causa de) l’azienda (di famiglia): la
mia mancanza era un danno. E i genitori godevano.

Non mi diedi per vinto: la passione del canto era tanta. Nel 1912
mi recai a Roma e m’iscrissi alla Scuola Nazionale di Musica.
Presi lezioni di canto dal celebre basso Borucchia: due a pagamento
ed una gratis alla settimana; sempre lavorando. Facevo progressi;
il maestro, essendo molto conosciuto nel campo della Lirica, mi
aveva assicurato il debutto in “Boheme”, al Teatro Adriano.
Anche questo finì, perché rimasi disoccupato. (Poi)
mi telefonò da Macerata Marangoni, per “La forza del
destino”, accettai; intanto il Maestro mi passò le
parti: Marchese di Calatrava, Oste e Chirurgo.

A stagione finita ritornai a Roma per il Saggio Finale, cantai “Simon
Boccanegra”: un trionfo.

Non ero timido, fui coraggioso: la sala Picchetti era gremita, scrosciò
d’applausi. Sul finire, il maestro m’abbracciò
piangendo. Purtroppo dovetti abbandonare tutto. Sia (per) la nostalgia,
sia (per) il rimorso di abbandonare i Genitori, l’azienda,
sia ché avevo la fidanzata malata…

Il povero Maestro, in settembre, mi scrisse un’appassionata
lettera, con promessa di procurarmi lavoro e scritture, (ma) non
ci fu nulla da fare: sono stato un artista mancato.

Nello scorcio del 1919, mi misi in testa di far risorgere la vecchia
Società Corale “Domenico Silvestri”. Mi costò
fatica e denaro, ma riuscii nell’intento.

Incominciai a scovare (cercare) da una parte all’altra della
città voci nuove, specie nei giovani. Ne racimolai (radunai)
parecchi, con una generale audizione tra vecchi e nuovi, eseguita
da una commissione apposita. (Ne) venne fuori una massa corale di
ben 55 elementi.

Fu costituita la Società Corale, che debuttò con l’opera
“Mefistofele” nel 1920, in seguito (cantò) in
“Tosca”, “Aida”, “Gioconda”,
allo Sferisterio di Macerata.

Nel 1930, la Società Corale prese parte al “Maggio
Fiorentino”, al Concorso Nazionale “Danza e Coro in
costume”. Vi presero parte circa 60 gruppi e società,
dal Piemonte alla Sicilia, alla Sardegna. Per noi fu un trionfo,
complimentati e applauditi dal numeroso pubblico e dalle autorità,
ci esibimmo con canti e danze maceratesi: Canto a batoccu e Saltarellu.


Ci classificarono (gruppo corale) 2° assoluto, con diplomi e
medaglie. I primi furono i “Canterini Romagnoli”, professionisti
e beniamini dell’allora Duce.

Dopo quel successo la Società incominciò a sgretolarsi;
sia perché qualche elemento emigrò, sia perché
bersagliati dal Fascismo: dicevano che era un covo di sovversivi.

Così è stata mia arte musicale: per 30 anni cantore,
baritono, basso alla Cappella del Duomo. A Roma allievo del celebre
Mefistofele Ettore Borucchia. Ho l’onore di aver cantato con
il Tenore Beniamino Gigli allo Sferisterio e con l’altro celebre
tenore Gaetano Lauro Volpi, al Duomo di Macerata


di: ALESSANDRO G.

Articolo inserito il: 2003-02-03



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