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SHAKESPEARE AND COMPANY:

Una delle libreria storiche di Parigi. Una via di mezzo tra una casa, un albergo, una biblioteca, un ritrovo. L'estremo opposto di un megastore: un luogo dove naufragare tra i volumi è ancoran piacere.

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Vissuto Luoghi > Situata nel cuore di Parigi, sul quai Montebello affollato di turisti e bouquinistes (rivenditori di libri antichi e paccottiglia), la libreria Shakespeare and Co. è un posto raro, un monumento a sé stessa ed un omaggio al meglio della letteratura angloamericana.
Fondata nel 1951 dalla leggenda vivente George Whitman, la libreria si trova in un angolo una volta occupato da una drogheria. Questo bostoniano d'origine giunge nella capitale francese nel 1946 dopo il servizio militare nei Marines, sulle tracce della Lost Generation degli scrittori americani sbarcati in massa nella bohemienne Ville Lumière. Si iscrive alla Sorbona, si trasferisce cinque anni più tardi insieme alla sua biblioteca personale nell'appartamento al di sopra della drogheria che egli poi, trasformandola appunto in libreria. Vive tuttora, a 88 anni, nello stesso edificio e nei giorni fortunati non è raro incontrarlo seduto alla scrivania con vista su Notre Dame, intento a scrivere e leggere qualche vecchio volume polveroso. Niente di strano dicevo, visto che la libreria è parte integrante della sua casa o viceversa ed il confine tra la biblioteca ed il negozio non è poi così chiaro. L'ambiente del negozio è così rispettoso di ogni tipo di cliché bohemien che se non fosse davvero autentico parrebbe una ricostruzione disneyana: un semplice cancelletto sbarra l'accesso al piano superiore (la casa), dove i libri si possono consultare e leggere e se interessati persino comprare. E se presi dalla lettura non si è ancora terminato l'avvincente volume prima dell'orario di chiusura, il simpatico George ospita anche chi ne fa richiesta espressa. Degli spartani letti fanno infatti parte integrante dell'arredo della casa-negozio, così come (cito in ordine casuale) pentole, lavandini, armadi, un pozzo, un gatto che dorme su delle riviste e vecchie bottiglie di succo di frutta riciclate come vasi per i fiori di stagione.
I libri accumulatesi negli anni sono ovunque, gradini del sottoscala e lavabo compresi. La selezione è curata e si trovano in particolare opere in inglese, ma anche cinese, russo, italiano di letteratura, storia e politica. Ciò non toglie che tra i volumi sia possibile trovare un manuale di giardinaggio oppure un trattato illustrato sull'amore per i cavalli. Quando fa bel tempo, i libri di cui ci si vuole disfare si possono lasciare, ma anche prendere, su una panchina apposita di fronte al negozio, che ha anche una sezione dedicata ai libri antichi, che viene però aperta solamente su appuntamento. Se poi vi avanzano anche dei vestiti, al piano superiore potete lasciarli a disposizione di chi ne ha bisogno. Le pareti esterne ed interne sono piene di citazioni e foto: Whitman, Joyce, ma anche Ginsberg, Corso e Burroughs, assidui frequentatori del posto negli anni del loro soggiorno parigino. Queste immagini ricordano tra l'altro gli infuocati readings di poesie tenuti nel piccolo slargo dirimpetto l'ingresso dai poeti beat di cui sopra. La libreria è gemellata e non poteva non esserlo con l'altra libreria-monumento della controcultura di quegli anni: la City Lights di Lawrence Ferlinghetti ed ha aperto altre sedi in città sparse per il mondo tra le quali Vienna, Roma, Bogotà, Mosca e Berkeley. Anche una rivista viene edita per conto del posto: Kilometer Zero così intitolata in riferimento al fatto che tutte le distanze tra Parigi e le altre città vengono calcolate a partire dal Chilometro Zero, cioè dalla prospiciente cattedrale di Notre Dame.
Per capire lo spirito del posto forse basta un aneddoto. Mi trovavo vicino alla cassa quando un signore è entrato dicendo "Volevo parlare con voi, perciò vi ho telefonato, ma nonostante trovassi sempre libero, non mi rispondeva nessuno!" ed il pacato commesso ha risposto "E' vero, abbiamo una linea telefonica, ma non abbiamo l'apparecchio…"

E' consigliabile e più confortevole visitare la libreria in settimana, quando il rischio di incappare nelle orde di turisti di passaggio rende meno socievole la visita e peggiora l'umore.


di: DHARMABOY

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