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LA GOUTTE D'OR

Quartiere meta di tutti gli esodi, la Goutte d'or (La goccia d'oro) di Parigi è uno dei luoghi meno conosciuti e più vitali della capitale francese. Decisamente fuori dalle strade battute dal turismo "visto dal finestrino del bus".

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Vissuto Luoghi > Un vino bianco prodotto dalle vigne poste sulle colline di questo sobborgo ha dato il nome al quartiere che fa oggi parte del 18° arrondissement di Parigi. Situato al di là delle mura interne della capitale francese il villaggio viene annesso al territorio municipale nel 1860 insieme all'adiacente villaggio de La Chapelle ed alla più rinomata collina di Montmartre ad ovest. La particolare atmosfera del povero sobborgo ispira lo scrittore Emile Zola che ne fa lo sfondo del suo celebre romanzo "L'assomoir".
Ciononostante, il quartiere continuerà e continua tuttora a mantenere le caratteristiche di un villaggio, grazie in particolare alle successive ondate di immigrati che si installano nella zona approfittando degli affitti bassi e per lavorare nei vicini grandi cantieri, portandosi appresso tradizioni e costumi dei paesi d'origine. Belgi, spagnoli, polacchi ed italiani per primi; africani dagli anni '60 ad oggi.
In effetti la Goutte d'or è oggigiorno quanto di più simile ad un villaggio africano, con i suoi mercati, odori, visi e rumori e ciò ne fa un quartiere speciale di Parigi. Non bisogna pensare però ad un ghetto poiché nella zona coesistono culture anche molto differenti tra loro e ne sono un esempio le varie moschee, i templi e le sinagoghe che si trovano nei paraggi. Qui si parlano all'incirca un centinaio di lingue ed il francese è la lingua veicolare che unisce questo spaccato metropolitano della Francia coloniale.
La coesione tra immigrati resta comunque forte e ciò si è ben manifestato nell'agosto del 1996 quando un gruppo di sans papier (senza permesso di soggiorno) ha occupato la chiesa di Saint Bernard, luogo centrale di ogni tipo di scambio socio-economico del quartiere, ricevendo solidarietà dalla gente del luogo, ma non solo. Giornali e televisioni si sono occupati a lungo della vicenda e la vigilia del giorno dello sgombero da parte della polizia anche numerosi personaggi celebri sono venuti a fiancheggiare gli occupanti, finendo regolarmente in manette…
Divisa idealmente in due "aree d'influenza" la Goutte d'or vede a sud (metro Barbès-Rochechouart) una presenza maggioritaria di africani del nord, di cultura araba, molti dei quali algerini, mentre, spostandosi verso nord, si entra nella zona abitata in prevalenza dagli africani Neri (metro Chateau Rouge).
Per accedere al quartiere è quasi d'obbligo iniziare dalla pittoresca stazione del metro Barbès-Rochechouart. Già qui infatti ci si può rendere conto della realtà cangiante in cui ci si sta per immergere. Se poi si capita di mercoledì o sabato mattino l'occasione è propizia per un giro al mercato Barbès che si svolge sotto il viadotto della linea aerea del metro e che ha la fama di essere il meno caro di Parigi. Risalendo l'oltremodo animato Boulevard Barbès ci si proietta in un mondo di bigiotterie kitsch e a buon mercato, intervallate da negozi di abbigliamento quasi all'ingrosso e da baracchini che servono kebab e falafel ad ogni ora del giorno. Svoltando nella rue Polonceau, si raggiunge la moschea di Al Fath, una delle più affollate della capitale, dove è possibile assistere alla preghiera del venerdì (13.30/14.30). I fedeli sono così in soprannumero che la funzione è ritrasmessa in strada dove affluiscono per l'occasione gli abitanti dei dintorni muniti di tappeto personale e fogli di plastica per proteggersi dall'immondizia perenne dei marciapiedi (i quartieri poveri vengono puliti meno spesso del piazzale del Louvre…). Persino il traffico automobilistico è deviato dai gendarmi francesi nelle strade limitrofe. Proseguendo poi per la rue Goutte d'or e esplorando le sue traverse, ci si imbatte in un panorama commerciale tipico dei quartieri a forte immigrazione: negozi di parabole, centri di servizi telefonici a basso prezzo, negozi di valigie, agenzie di viaggio e persino scrivani a servizio di analfabeti e poco istruiti che si propongono per redigere curriculum vitae. Nella rue de Jessaint in particolare si trovano numerosi grossisti alimentari che allineano montagne di spezie, semola, mandorle e fasci di menta, il cui odore pervade la strada intera: qui si servono la maggior parte dei ristoranti nord-africani di Parigi.
A due passi ci sono i binari sui quali sfrecciano gli Eurostar carichi di businessmen e turisti in partenza ed in arrivo da Londra: due mondi che si sfiorano pur essendo lontani anni luce.
Risalendo verso la già citata Eglise di Saint Bernard, costruita in stile neogotico, si entra nella parte di quartiere a maggioranza nero-africana. La piazza adiacente alla chiesa si trasforma nel fine settimana in quello che potrebbe sembrare una piazza di Dakar: donne africane vestite con le tradizionali tuniche color pastello chiacchierano mentre stormi di bambini si inseguono ovunque in un caos animato veramente coinvolgente.
La rue Myrha segna in effetti la demarcazione ideale tra le due "anime" della Goutte d'or e con essa, la rue Poissonniers e la rue de Clignancourt, nella quale si trova il conosciutissimo Choppe de Chateau Rouge, un ristorante che serve gratuitamente il cous-cous ai clienti del venerdì sera (dalle 21, è sufficiente consumare una birra, peraltro per niente cara). La rue de Clignancourt è comunque caratterizzata dalla presenza di innumerevoli ristoranti africani: ghanesi, senegalesi, camerunesi, burkinabé e quanto più se ne voglia. Da segnalare anche i pescivendoli della zona che importano pesce da tutto il mondo, come quello molto prelibato proveniente da Dakar, i cui nomi e sapori sono assolutamente estranei a qualsiasi tavola europea. Ed infine, una menzione di merito va all'esotico e pittoresco mercato Dejean, nell'omonima strada, che propone pile di banane squisite, pesce, manioca e prodotti antillesi di ogni sorta, ivi compresi medicine tradizionali dall'aspetto quantomeno curioso.
Insomma, il quartiere vale una visita per diverse ragioni e non presenta pericoli particolari che non possano essere evitati con il semplice buon senso.


di: DHARMABOY

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