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A SAN PIETROBURGO IN TRENO

Sulla Prospettiva Nevskij non si incontra più per caso Igor Stravinskij, ma la città offre ancora ben più di quattro notti bianche ai sognatori.

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Vissuto Luoghi > Ogni volta che arriva un treno da oltre confine, tra i binari della Finlandsky Vokzal risuona l'inno nazionale. Ti coglie di sorpresa, come l'instabile predellino che divide l'affollata stazione dalla placida e finlandesissima atmosfera del Sibelius, il treno che ogni giorno collega Helsinki a San Pietroburgo in poco più di cinque ore (e per poco meno di cinquanta euro a tratta).
Dai tempi dell'Unione Sovietica sembra cambiato solo il nastro dell'inno: in cima all'altissimo pennone svetta ancora una stella rossa e sui muri dei binari sono ancora scolpite falci e martelli. Ma poi ti accorgi che a fianco della biglietteria ci sono ora banchetti con persone che vendono i quaderni con Britney Spears sulla copertina (8 rubli, circa 25 centesimi di euro).
I chioschetti che vendono cibi e bevande hanno una finestrella piccolissima, il resto del vetro è tappezzato dalle scatole dei prodotti in vendita. A prima vista sembra che gli omini all'interno ne siano sommersi. Qui la birra costa meno dell'acqua (10 rubli contro 15 per mezzo litro) e le lattine di Baltika sono talmente comuni nelle mani dei locali di ogni genere, censo ed età che sembrano diventare quasi un tratto distintivo della popolazione locale.
Fuori dalla stazione c'è una delle ultime statue di Lenin rimaste in piedi. E' buffo, meno di quindici anni fa quest'uomo dava il nome alla città. Fu proprio in questa stazione che nel 1917 arrivò dall'esilio Vladimir Ilic Ulianov e tenne il suo famoso discorso.
Ma fuori dalla stazione di Finlandia San Pietroburgo ti colpisce subito per quello che è: una città immensa, stratificata, che cambia personalità ad ogni angolo. Una città con molte più anime dei nomi che ha cambiato negli anni.
Ma tra la stazione e la statua c'è un mondo intero: ubriachi, barboni, uomini d'affari, vecchie Lada tenute inseme con il nastro adesivo e che si spengono ad ogni stop, tamarroni che sembrano usciti da un film con Massimo Ciavarro che ascoltano disco anni '80 a tutto volume, BMW scure con i vetri azzurati dei "nuovi russi", un ragazzo che ti vuole vendere un'iguana. In lontanza, la Neva, grossa scura e veloce.
Vengo schiaffeggiato subito dalla fortissimo vento che esce dall'entrata della metropolitana. Riesco a comprare dei biglietti da un'enorme babuska che riempe quasi tutto il gabbioto. Mi colpisce che la ragazza slanciata che ha comprato il biglietto prima di me fra trent'anni diventerà come l'anziana signora al di là del vetro. Mi guardo in giro, vedo giovani smutandate alte e magre e anziane matrone basse grasse e incagnite. Ma sembra che il passaggio non sia graduale, che le donne cambino di colpo, da un giorno all'altro.
Imbocco le incredibili scale mobili della monumentale metropolitana dopo avere litigato un po' con il tornello. Sono lunghissime, ci vogliono minuti per arrivare ai binari.
Dalla distanza tra una fermata e l'altra inizio a intuire le dimensioni della città, cinque milioni di abitanti, i centimetri sulla mappa si rivelano lunghissimi chilometri di case sempre diverse, palazzi che sembrano teletrasportati da Parigi, edifici in rovina, granitici monoliti sovietici.
Lungo la prospettiva Nevskij proprio sotto le nuove targhe con i nomi delle vie in cirillico, in trascrizione in alfabeto latino e con uno sponsor occidentale (per ora solo in poche vie del centro), ci sono ancora delle scritte che avvertono sul lato più sicuro della strada durante i bombardamenti del lungo e sanguinoso assedio che i nazisti tennero alla città per quasi tutta la durata della seconda guerra mondiale.
San Pietroburgo nel maggio 2003 compirà trecento anni, alcune parti della città sono piene di impalcature e impacchettate, sembrano un'imitazione mal riuscita delle opere di Hristo.
Questi tre secoli la città non li porta benissimo, ma sono proprio questi segno del tempo il suo fascino, come le rughe che il vento e il sole disegnano sui volti dei marinai. Temo che questa ristrutturazione di massa non farà bene a San Pietroburgo. Come la mano di un goffo chirurgo plastico a basso prezzo farà sembrare la città un po' più finta, posticcia. Una delle tante nuove Disneyland che il turismo di massa sta facendo nascere.


di: A.MA.

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