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CRESPI D'ADDA

A volte non serve andare lontano

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Vissuto Luoghi >  Nel 1878, sull'onda della meccanizzazione e della rivoluzione industriale italiana, Cristoforo Benigno Crespi costruì sulla sponda sinistra dell'Adda un cotonificio. Prendendo a modello alcune esperienze inglesi Cristoforo prima, e soprattutto suo figlio Silvio poi, decisero di costruire un villaggio operaio. Nel nord Italia tuttora si possono visitare altri di questi piccoli centri urbani (i più significativi sono Leumann vicino a Collegno e Schio in provincia di Vicenza), ma la peculiarità di Crespi d'Adda sta nel fatto che gli artefici non modificarono un insediamento già esistente, ma ne crearono uno nuovo.
Oltre alla fila di villette plurifamiliari che venivano affittate agli operai, nel 1894 si iniziò la costruzione della residenza padronale dalla forma di castello con torri e merli. Tra il 1891 ed il 1893 si edificarono la scuola e la chiesa, copia identica della bramantesca Santa Maria in Piazza di Busto Arsizio (paese di origine dei Crespi). nel 1907 si concluse ill cimitero con l’imponente mausoleo. Tra 1921e il 1925 furono realizzate le eleganti villette per gli impiegati, iniziando così una gerarchizzazione delle abitazioni, e ancora più inquietantemente delle tombe, all'inizio non prospettata e che rifletteva l'organigramma aziendale anche nella vita privata e nella morte. Il villaggio fu poi progressivamente dotato di servizi come lo spaccio, il lavatoio, l'asilo e l'ambulatorio; furono approntati anche luoghi per il tempo libero tra cui il teatro e il velodromo. Si venne a creare un microcosmo quasi totalmente autosufficiente.
Nel progetto dei Crespi la filantropia e il comunismo probabilmente c'entravano ben poco. Il problema di alloggiare le maestranze si poneva dovunque sorgessero nuove fabbriche e risolvere costruendo case e servizi per i dipendenti aveva molti vantaggi immediati. Sul piano pratico offrendo case adiacenti alla fabbrica con condizioni igieniche molto superiori alla media diminuivano drasticamente i problemi dell'assenteismo e delle malattie dei dipendenti. Inoltre l'asilo e il sistema scolastico favorivano l'introduzione del lavoro femminile (che generalmente era meno retribuito). In più, dal lato ideologico, si creava una comunità intorno all'azienda in cui i conflitti di classe erano fortemente stemperati e tenere i lavoratori isolati dai centri urbani sovraffollati permetteva un maggior controllo sociale e politico.
Questo portava a un irrigidimento della vita collettiva al di fuori della fabbrica. Il controllo sui dipendenti diventa opprimente, Crespi d'Adda era un villaggio "dove i movimenti collettivi si sviluppano lungo percorsi predeterminati, tra alcuni luoghi deputati - la chiesa, la palestra, il teatro, il caffè... - e in tempi che lasciano poche possibilità di varianti individuali. In compenso essi offrono una “qualità della vita” certamente superiore rispetto agli standard della classe operaia tra 1870 e 1880 relativamente ad abitazione, servizi igienico-sanitari, educazione, possibilità di svago.
Frammenti di natura avevano la funzione di mimetizzare, nei limiti del possibile, l’artificio insito in un’organizzazione del genere: le case operaie disponevano di un piccolo giardino-orto che oltre a dare un’illusione di continuità con il passato contadino della manodopera ora impegnata in fabbrica, poteva dare vita a una sorta di economia di sussistenza a integrazione dei salari provenienti dal lavoro industriale.
" (A. Negri "Villaggi operai" in Archeologia industriale. Monumenti del lavoro fra il XVIII e il XX secolo. Milano: TCI , 1983)
Crespi d'Adda è dal 1995 patrimonio dell'Unesco, la fabbrica è ancora in funzione ma le case non sono più abitate dai dipendenti. Tuttavia ogni volta che si entra in questo villaggio operaio è difficile non sentire un senso di inquietudine, di oppressione e una certa tetraggine che il paese non è riuscito a scrollarsi di dosso.


di: A.MA.

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