ONEIDA

Il concerto dell'anno? Forse si.

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Live in Bloom >

Oneida. Da Brooklyn, New York, Kid Millions, Fat Bobby Matador e Hanoy “Baby” Jane, arrivano al Bloom dopo alcune date del loro primo tour italiano. Li incontriamo poco meno di un’ora prima del concerto curiosi di conoscere di persona il gruppo che molti non hanno esitato a dichiarare una delle band più grandi del mondo. Il rock, quello che resta ma soprattutto quello che sarà. Sono entusiasti dell’interesse che si è creato attorno a loro e hanno molta voglia di parlare, di discutere di musica senza prendersi troppo sul serio. Ridono, scherzano e ci mettono subito a nostro agio raccontandoci del loro arrivo a Roma per la prima data del tour e i loro problemi con la lingua italiana per la colazione al bar…

Marco: So che è la prima volta per voi in Italia…

Hanoy: Si, è la prima volta
Marco: Come è andato questo tour? Che impressioni avete avuto dell’Italia?

Hanoy: E’ stao incredibile!
Fat Bobby: Fantastico!
Kid Millions: Bellissimo,sì…amiamo l’Italia!
Fat Bobby: Non ce ne vogliamo andare più..sì,sì penso mi trasferirò qui, a Roma o da qualche altra parte…
Marco: Guardate che non è tutto così fantastico come può sembrare..
Fat Bobby: No…è meglio! Qui tutti sono rimasti soddisfatti dei nostri show e si sono dimostrati persone alla mano, allegre…
Hanoy: Il pubblico risponde bene, fanno cose tipo urlare e saltare in continuazione…la gente balla!
E’ molto bello sai…
Fat Bobby: Negli States gli unici posti dove succede una cosa simile sono al sud dove i ragazzi vogliono solo divertirsi, ci sono molti spazi dove suonare e c’è sempre un sacco di gente…e ballano come dei dannati! E’ bellissimo.

Marco: E chi vi viene a vedere conosce i vostri pezzi?
Hanoy: Sì, sì. Sanno le canzoni che ci sono sul disco! Dal vivo suoniamo molto, suoniamo spesso canzoni che magari dobbiamo ancora incidere o che ancora non sono state pubblicate su un disco. Quando siamo in giro, scriviamo e registriamo molte canzoni e anche rapidamente…capita spesso quindi che quando pubblichiamo il disco, questo contenga canzoni scritte anche un anno prima…
La gente riconosce i pezzi vecchi e sembra attratta anche da quelli che non conoscono ancora. A volte ci chiedono canzoni che non suoniamo più da anni ed è un casino..a volte non ci proviamo neanche…





Fat Bobby: Ci dimentichiamo spesso le canzoni vecchie!

Fabio: La gente chiede sempre le canzoni vecchie! E’ un problema di ogni musicista…

Fat Bobby: Sì, ed è un problema meraviglioso!
Hanoy: Pensa che quando ci prepariamo per il tour e vogliamo suonare pezzi che non suoniamo da molto tempo, siamo costretti a risentirci il cd per ricordarcele! (risata) Però siamo molto veloci a scriverle, sì.

Marco: Ok. Parliamo un po’ di “Each One Teach One”.E’ un disco potente, nel senso che ha una forza e un vigore particolari. Mi riferisco soprattutto al primo dei due cd. Ha un suono molto nervoso, muscolare, umano insomma, forse merito della produzione…suona diretto, come se foste sul palco a sudare…

Fat Bobby: Questo ragazzo non suda! (risata) Lui è il batterista e lo vedrai, finisce sempre bagnato fradicio come se suonasse vicino a un calorifero, e suda suda, suda un casino! No, il fatto è che lo abbiamo registrato dal vivo, senza il pubblico, in presa diretta e tutti insieme…una cosa del tipo: seduti – suonare - a casa (risata).

Marco: L’ultima traccia del disco precedente, “Anthem of The Moon”, era anche quella lunghissima con un assolo iniziale estenuante di chitarra e poi un fiume in piena di rock ‘n’ roll per più di dieci minuti su un unico riff…il disco nuovo apre nel primo cd con i due pezzi di cui parlavamo prima. Sembra che vogliate mettere l’ascoltatore ko, lasciarlo a terra sfinito…dopo di che si può iniziare a suonare quello che volete…che poi è un po’ quello che succede nel secondo cd di “Each One Teach One”. Prendere le cose che avete sempre sentito, portarle all’estremo, quasi distruggerle per poter poi dire la vostra…

Fat Bobby: Sì, penso che sia così…è comunque in un certo senso la filosofia di base che sta dietro a tutto ciò che registriamo. Abbiamo canzoni lunghe degli inizi con un certo atteggiamento e abbiamo canzoni lunghe con un’atmosfera del tutto differente. Così buttiamo giù le tue percezioni in modo che tu possa entrare nel nostro mondo, sentirlo, quasi palparlo.

Marco: Vi preoccupate poco di ciò che si possa pensare di voi? Suonate e basta?

Kid Millions: Ho capito cosa vuoi dire, ma noi ci vogliamo divertire e basta.

Marco: Forse mi sbaglio, forse non è proprio così…

Hanoy: No, no. Non è sbagliato, è una tua opinione, uno sbaglio è un’ altra cosa.
Kid Millions: Io penso che invece ci importi delle opinioni di chi ci ascolta anche se non suoniamo in un modo perché la gente vuole che deve piacere per forza, non siamo qui per confortarvi.
Fat Bobby: Quello che è importante invece è che rispettiamo molto chi ci ascolta. Questo è un successo perché è bello vedere la gente reagire a modo suo a quello che fai anche se magari non coincide sempre col messaggio che vuoi far passare.

Fabio: E’ vero anche che si sente che vi state divertendo mentre suonate, che state facendo una cosa bella per voi…

Hanoy: Bello! Grazie, grazie mille (in italiano)
Fat Bobby: C’è molta gente che ci chiede se prendiamo volutamente un atteggiamento negativo e questo ci confonde un po’ perché come dici bene tu noi vogliamo fare solo quello che ci piace fare, solo quello che è meglio per noi.
Kid Millions: A noi piace suonare. Ci piace suonare quello che ci fa divertire.
Fat Bobby: Se c’è un lato negativo è solo per sfidare qualcuno, per stuzzicarlo e farlo entrare in ciò che piace a noi. Non ha senso dire come hanno fatto molti che siamo distruttivi o negativi, noi cerchiamo solo di condividere delle cose. E’ come se qualcuno voglia avvicinarsi a te, magari anche per contagiarti o infettarti, chi lo sa, e tu non faccia altro che urlare:”Oddio sta cercando di uccidermi!”
Kid Millions: E’ come se fossi da McDonald’s (risata)
Fat Bobby: Sì, non prendere niente da McDonald’s, prendi da noi! McDonald’s sì che cerca di ucciderti! (risata)

Fabio: Però c’è anche molto lavoro dietro la canzone, prima di suonare intendo..

Fat Bobby: Dici un’idea specifica?

Fabio: Sì, prima di iniziare a suonare

Fat Bobby: Beh, a volte. Ma non sempre. A volte parte tutto da un piano prestabilito, a volte da un’idea, parliamo e poi ci mettiamo a suonare, ma senza voler “comporre una canzone”. Semplicemente improvvisiamo. Sì, improvvisiamo.

Fabio: Solo un’idea e poi…

Hanoy: Magari ci diamo delle direzioni. Ad esempio, vogliamo fare una cosa particolare, suonare in un certo modo piuttosto che in un altro, vogliamo far ricordare a chi ci ascolta delle cose specifiche che magari sono state dimenticate, non importa cosa…
Fat Bobby: E’ l’esperienza in sé. Ma poi non è sempre così, forse mai (risata) E a volte ci mettiamo a scrivere canzoni. Cerchiamo di fare tutto noi! (risata)
Hanoy: Insomma, cerchiamo di mischiare il più possibile, improvvisiamo con un’idea di base, senza barriere, facciamo casino anche…
Fat Bobby: Cerchiamo un suono.
Hanoy; Sì, alla fine non ce ne frega niente e a volte abbiamo un atteggiamento come quello che abbiamo avuto per “Everybody Let’s Rock”
Fat Bobby: Metà disco è stato scritto con la tecnica dei compiti a casa. Ci si portava il lavoro a casa, magari due canzoni solamente, poi ci si ritrovava e ognuno insegnava i pezzi agli altri. Ma non è stato mai un’imposizione di idee sull’altro…
Hanoy: Parliamo molto. “Com’è quel punto? Perché lì hai fatto così? Perché non hai mai pensato a imparare il tuo cazzo di strumento? (risata) Hai mai pensato di non suonare su questo pezzo? (risata)
Fat Bobby: Stiamo scherzando…
Hanoy: C’è un altro aspetto poi che è molto appagante, ti ripaga della fatica, ovviamente non economicamente, ma a livello di processo creativo, non certo come successo commerciale.

Fabio: C’è molto nei vostri dischi che suona strano all’orecchio, non famigliare. E’ una cosa che ricercate o viene fuori da sola? Mi riferisco a sovraincisioni, suoni sporcati o pezzi al contrario…

Hanoy: Ho capito cosa vuoi dire. A volte troviamo piacere nel disturbare la mente di qualcuno, ma non per qualcosa di male, per gioco, per divertirci. Le cose strane le facciamo ad esempio con le parole delle canzoni, con l’idea che gira attorno a quelle parole. A volte giriamo attorno ad un verso per molto tempo, seguiamo il nostro sentire la complessità dell’esperienza, niente mira ad uno scopo. Penso sia onestà. Quando poi escono cose che suonano strane è semplicemente per un nostro piacere e divertimento. E’ ciò che siamo. E’ il suono che cerchiamo. Se volessimo fare i soldi, magari cercherei di suonare come i Wallflowers o cose del genere…ma noi non siamo contro queste cose, non fraintendermi. Ci piace molta musica pop ad esempio o anche la cultura convenzionale, strutture e melodie convenzionali, non abbiamo per niente un approccio esclusivista, veramente. Durante il nostro primo tour insieme abbiamo ascoltato in continuazione le Spice Girls e loro spaccano davvero! Ma non lo dico ironicamente, credimi. Sono canzoni veramente buone, ma in un contesto specifico. Nel loro contesto vanno bene. Sono ok. A volte rubiamo un idea da band del passato e cerchiamo di suonare come loro anche se in molti casi non ne abbiamo le capacità tecniche…questo è il nostro approccio punk rock. Mancanza di stile, ma per scelta, sai.
Kid Millions: Io non ho mai pensato di fare una cosa che dovesse suonare per forza difficile, risulterebbe fine a sé stessa. Facciamo solo le cose che vogliamo fare, siamo solo quello che vogliamo essere.

Marco: Stavo pensando al titolo dello split album che avete condiviso con i Liars, “Atheists/Reconsider”.E’ come se le due parole fossero una sola, due azioni per un’unica idea…

Fat Bobby: Le due parole lavorano insieme. Per me l’idea è che essere ateo significa essere dalla parte della ragione. Anche essere molto religiosi o devoti significa la stessa cosa., la certezza di avere delle risposte, allo stesso modo. Così uso la metafora dell’ ateismo per dire basta col pensare che ognuno abbia la risposta a tutto. Nessuno ha la risposta a tutto. E’ una metafora ma certo non per Dio o l’assenza di Dio. E’ solo per dire di fermarsi e pensare che in realtà noi non capiamo anche se siamo convinti del contrario. Io non capisco, tu non capisci, nessuno capisce la vita. E’ una celebrazione del mistero, di ciò che non conosciamo. La vita è confusione e mistero. Bisogna solamente sentirla. Sentirla e viverla.


di: MARCO C.

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