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HONG XIUQUAN

Il fratello minore di Gesł Cristo

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Vissuto Persone > Nel dicembre del 1850 nel villaggio di Jintian, nel Guangxi, provincia della Cina meridionale, scoppiò una rivolta contadina. Non era inconsueto in quel periodo: la dinastia mancese era in declino, il paese era fiaccato nel fisico e nel morale dalle recenti guerre dell'oppio e la minoranza Hakka era sempre stata inquieta, nonostante fosse in quella regione da secoli.
Alla testa della rivolta in questo paesino di montagna c'era un professore, figlio di contadini, considerato un fallito per non avere passato gli esami imperiali quattro volte di fila. Il suo nome era Hong Xiquan, si era da poco ripreso da una malattia che gli aveva procurato febbri altissime e allucinazioni. In una di queste visioni Hong Xiuquan era asceso al cielo, dove un signore anziano e un signore di mezza età (Dio e Cristo) gli avevano rivelato di essere rispettivamente suo padre e suo fratello maggiore e lui doveva tornare in terra per spazzare via il confucianesimo e predicare la vera dottrina. Così Hong aveva iniziato a predicare, era in missione per conto di Dio. I rudimenti della dottrina cristiana Hong li aveva appresi nei suoi quattro fallimentari viaggi a Canton per sostenere gli esami imperiali, li aveva mischiati con elementi taoisti e buddhisti cui aggiunse una grossa dose di populismo e promesse. L'autoproclamato secondogenito di Dio era una figura carismatica e riuscì a fare proseliti all'interno della sua gente, gli Hakka. Raccolse abbastanza seguaci e un anno dopo l'inizio della rivolta Hong fonda il Taiping Tianguo, il Regno Celeste della Grande Pace, e si proclama re. La sua visione religiosa si basava su un Dio autocratico come nell'Antico Testamento, mentre la concezione dell'oltretomba era buddhista, compresa la trasmigrazione delle anime, e benché si insegnasse la Bibbia la croce non venne mai adottata come simbolo. I precetti prevedevano la rimozione totale degli idoli della vecchia dinastia (i Taiping furono anche tra gli ispiratori delle guardie rosse maoiste), la comunanza dei beni, la liberazione del bendaggio dei piedi per le donne (che così vennero messe a combattere in prima fila ma anche ammesse alle alte cariche statali), ed erano rigidissimi per quanto riguardava l'astinenza sessuale (uomini e donne vivevano separati anche se sposati) e soprattutto proibiva in modo assoluto l'uso dell'oppio, il gioco d'azzardo, la poligamia, la tortura e la schiavitù.
Nel 1852 dichiararono ufficialmente guerra alla dinastia Qing e nel 1853 Hong e i suoi Taiping erano arrivati a conquistare Nanjing e buona parta della Cina meridionale. Erano ormai a un passo da Shanghai e le sue concessioni straniere, inoltre si preparavano a espandersi verso nord con una armata di settantamila uomini. Al loro massimo fulgore occupavano più di un terzo della superficie della Cina e avevano un esercito di più di un milione di uomini.
Dopo le prime e scoordinate battaglie si delineò una struttura statale, in cui non esisteva la proprietà terriera e i beni erano gestiti comunitariamente. Nonostante queste premesse il regno celeste di Hong era tutt'altro che idilliaco e pacifico, durante i suoi anni di regno Hong Xiuquan non era riuscito a costruire una base solida e unita, c'erano lotte interne e in uno scontro fra fazioni differenti nel 1856 erano morte trentamila persone. Hong e i suoi litigiosi alleati ormai infrangevano le regole da loro stessi imposte al popolo, tanto che alla fine Hong aveva il suo sterminato palazzo con harem annesso e uno stuolo di duemila servitori.
Grazie all'aiuto delle potenze e dei mercenari stranieri, soprattutto gli inglesi che vedevano nei Taiping un freno alla vendita in Cina dell'oppio indiano, l'esercito della dinastia Qing guidato da Zeng Guofan, anche lui un Hakka, riuscì a sconfiggere e reprimere la rivolta. Si stima che oltre venti milioni di persone persero nella rivolta dei Taiping. Hong Xiuquan non fu mai catturato e morì di malattia nel 1864, poco tempo dopo suo figlio venne arrestato e condannato a morte. Con lui si estinse la rivolta dei Taiping.
Questa rivolta e quella cosiddetta dei boxer del 1900 (che ha messo a ferro e fuoco Beijing e deve un motivo del suo fallimento al fatto che i seguaci di questa dottrina si credevano immuni alle pallottole e non facevano nulla per evitarle) sono le radici storiche che giustificano agli occhi dei cinesi repressioni violente come la recente messa al bando della setta Falun Gong.


di: A.MA.

Articolo inserito il: 2003-01-01



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