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NICK CAVE

Una serata indimenticabile...

NICK CAVE, .    

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L'attesa per me è grande: Nick Cave è uno dei miei due o tre artisti del cuore, ma per una ragione o per l'altra non sono mai riuscito a vedere i suoi concerti; inoltre la sua è la musica che da più di un anno sta accompagnandomi in un periodo molto complicato, la sua è un'ispirazione per ciò che suono io, e per finire è su di lui che svolgerò la mia tesi di laurea...Per cui potrete capire con quale groviglio di attese, emozioni, curiosità e aspettative nel piovoso tardo pomeriggio (beh, non poteva che essere piovoso...) di sabato 21 sono andato all'Auditorium di Corso S.Gottardo a vedere King Ink...
Non appena superata la lieve soggezione di trovarsi in un luogo solitamente adibito alla musica classica (la cosa si rivelerà davvero grande, perchè mi permetterà di assistere al concerto con la migliore acustica tra quelli che ho visto) mi preparo psicologicamente alla "solo performance" (così recita il biglietto di quarta fila che, a dispetto del salasso economico, mi sono voluto regalare...).
Intanto, prima cosa: non di "solo performance" si tratta, perchè ad accompagnare Nicola ci sono tre Bad Seeds di lusso: il funambolico Warren Ellis al violino e mandolino (ma cosa stia suonando poco importa, perchè lui sarà sempre convinto di essere alle prese con una chitarra elettrica distorta, la qual cosa tra l'altro lo rende un genio!), l'imperturbabile ma indispensabile Martin Casey al basso e il bravissimo Jim Sclavunos alla batteria( accidenti, lui ha suonato con Nick, i primi Sonic Youth e i Gun Club...cosa si può volere di più?): suo il compito di definire tra un pezzo e l'altro, o anche all'interno dello stesso brano, colore e atmosfera, passando da lievissimi e tenui colpi di spazzola a improvvise potenti scariche di timpano...
Il concerto, dicevamo...Allora, si inizia con una dolente "Wonderful Life", carica di atmosfera...Alla fine, insieme a "Rock Of Gibraltar", sarà l'unico estratto da Nocturama (e meno male, dico io, visto che Nocturama è il disco che amo di meno!). Ma le sorprese iniziano presto, perchè per seconda Nick sceglie una attutita e sussurrata, ma non meno emozionante che su disco, versione di "Sad Waters", da Your Funeral...My Trial...E' stupenda, tenuta insieme quasi solo dalle scarne note del piano a coda di Cave; e io sono contento, perchè si capisce che la scaletta pescherà qua e là anche nei dischi del passato e in quelli più oscuri: infatti c'è subito l'omaggio a Johnny Cash con "The Singer", e più avanti il concerto riserverà anche una "Dolphins", il pezzo di Fred Neil già "coverizzato" da Tim Buckley in Sephronia, inattesa e sorprendente...Viene poi il momento di una specie di "quartetto del silenzio", ovvero i pezzi più senza speranza e cinicamente ironici di No More Shall We Part: sto parlando di "Hallelujah", più sommessa che su disco, "Love Letter", "Darker With The Day" e soprattutto "God Is In The House", suonata e cantata morbida e fievole, ma con un pathos e un lirismo che neanche i soliti imbecilli che si mettono a gridare nelle parti più soft sono riusciti a scalfire (per inciso, Nick ha sopportato con sufficienza gli strepiti durante i pezzi, tranne che appunto in "God Is In The House", quando si è rivolto allo schiamazzatore e molti di noi hanno temuto che avrebbe interrotto il concerto).
E poi le vere chicche, quei pezzi che hanno fatto correre dei brividi gelati lungo la schiena a tutta la platea: intanto una versione spaventosa di "Henry Lee", in cui il controcanto di Pj Harvey è eseguito dal violino acido di Ellis, e rivisitata quasi come un blues della morte, potente e tenebroso (non a caso Nick la presenta come la "canzone che parla della ragazza che uccide un ragazzo"...), poi una "West Country Girl" dalla tensione quasi insopportabile, che si trasforma da inno all'amata in arrabbiatissima e devastante litania contro di lei, il tutto scandito dal pulsare del basso, dalla batteria quasi tribale e dagli squarci del violino ultradistorto a schiaffeggiare la "predica" della voce. Io sarei già annichilito, ma mi attendono ancora una spettrale "Stagger Lee", con le urla del Sig. Caverna ad accompagnare il crescendo dlla canzone (si, si, meno male che ogni tanto si vede ancora che Cave era un punk tossico!) e nientepopodimeno che una sontuosa versione di "Wild World", dal repertorio dei Birthday Party(!). Qui Ellis imbraccia il mandolino, e le sue note dissonanti insieme ai colpetti di piano danno al pezzo un che di Cabaret Berlinese anni'20, almeno fino a quando Warren non decide di accendere un distorsore da stoner rock, e allora il pezzo diventa un sabba infernale irresistibile e...degno dei Birthday Party!
Ma non voglio dirvi pezzo per pezzo che cosa è successo: vi basti sapere che tra gli altri sono stati eseguiti una funerea e monotonica versione di "The Mercy Seat", senza crescendo quasi a sottolineare la disperazione del testo, e in contrasto con una versione quasi allegra e sbarazzina (per modo di dire, ovviamente) di "Ship Song", oltre che alla sempre molto amata "Into My Arms"...
Vi voglio invece dire di ciò che si vedeva sul palco, mentre i pezzi erano suonati...Intanto Nick Cave: in gran forma, sciolto e spesso addirittura sorridente, ironico con il pubblico (da ricordare assolutamente le pelviche in "Stagger Lee" e i beffardi "grrrrrrazzzieee" a fine canzone), con la band (prendeva spesso in giro Casey mostrandogli al piano gli accordi dei pezzi che doveva suonare, oltre a consultarsi spesso con gli altri su chi dovesse iniziare il tal pezzo piuttosto che sul decidere quale brano fare...il tutto in modo piuttosto gigione, che paradossalmente mi ha ricordato l'atmosfera familiare dei concerti dei Pearl Jam!)e anche con sè stesso (sorrideva quando a volte gli si "spezzava" la voce, dispensava bonari sorrisi di fronte al "disco-richiesta" che ogni volta proveniva dal pubblico...). Ma soprattutto era bello veder suonare la band: la maestria con cui riusciva ad alternare i toni, a passare da momenti di "duende" puro, con tensione incred ibile (ecco, la tensione è la cosa che più si avvertiva in certi lunhissimi minuti...) e tutti in attesa della prossima nota, fino invece a attimi più liberatori e infernali, di "rumore" perfetto, provocato dalle scariche di feedback del violino o dai tremendi colpi di tamburo di Sclavunos, dalla dolcezza più estrema, dalla nostalgia più drammatica alla violenza pura, alla passione sensuale del basso...dall'amore di "Into My Arms" alla violenza di "Stagger Lee", alla lascivia e sensualità di "Do You Love Me Pt.II", uno dei punti più alti del concerto...Un'altra cosa notevole era vedere la profonda complicità e affinità tra Nick e Warren Ellis...Io ho un'ammirazione ai limiti dell'idolatria per Blixa Bargeld, ma vedendo il feeling con il leader dei Dirty Three e l'intensità che Ellis riesce a sprigionare con il suo personalissimo modo di suonare si capisce come mai Cave se ne sia "innamorato", e come mai il folle berlinese abbia abbandonato i Bad Seeds...
Insomma una serata indimenticabile, con in più la ciliegina di un breve scambio di parole con Nick Cave in persona all'uscita del teatro! Un concerto davvero stupendo, con una emozione e uno sconvolgimento che da tanto non mi capitava di sentire...Penso che mi rimarrà impressa per lungo tempo! A questo punto la sola cosa che chiedo è di poter vedere un'altra volta Nick suonare con Blixa Bargeld, cosa che avevo già espresso recensendo Nocturama, ma credo di difficile realizzazione, purtroppo...

P.S.:
In preda a Cave-mania acuta mi sono procurato i biglietti anche per la replica della sera dopo: poche variazioni in scaletta (casomai spostamento di posizione di qualche brano), ma una grande chicca: sempre dei Birthday Party hanno eseguito "Jack The Ripper", in un'orgia di suoni e di ritmo caldo e appassionato come doveva essere. Il concerto è partito un pochino meno intensamente della sera prima, ma poi è invece decollato di più, forse per il clima e il pubblico meno "religiosi" del sabato, con Cave ancora più sorridente e un'atmosfera meno intima e un pò più casinista. Comunque il tutto è stato fantastico anche alla domenica..Per me "vince" forse la prima serata, ma probabilmente solo perchè era la mia "prima volta", visto che in effetti alcuni brani (soprattutto "God Is In The House" e "Hallelujah", secondo me) sono venuti anche meglio.


di: BLIXA

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