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RICCARDO BERTANI

Un poliglotta pantofolaio, che ha imparato più di 100 lingue senza muoversi di casa.

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Vissuto Persone > Riccardo Bertani è a prima vista un comune 75enne della bassa reggiana, dedito all’orto domestico ed all’allevamento di capre. In realtà dietro l’ingannevole apparenza, le scarpe infangate ed il maglione liso, si nasconde uno dei più fini traduttori e glottologi non solo italiani. Difatti, la competenza del Bertani per quanto riguarda gli idiomi centro-asiatici è mondiale ed egli collabora con diversi atenei europei, con l’Accademia di Svezia e di Danimarca e con l’Enciclopedia Utet.
La sua avventura con le lingue ha inizio a vent’anni, quando decide di imparare il russo, agevolato dalla presenza nella biblioteca del padre, sindaco comunista del paese, di tutti i classici, da Puskin a Tolstoj. Poco dopo si trova alle prese con la sua prima traduzione: delle poesie dell’ucraino Scevcenco prese da un volume che un fuggiasco aveva abbandonato a casa dei fratelli Cervi, amici di famiglia.
Nonostante abbia in seguito imparato più di un centinaio di lingue, Bertani si schernisce quando parla di sé e della sua cultura dicendo che “… le leggo e le scrivo, ma non so pronunciarle bene” ed aggiunge che “… per parlare una lingua bisogna andare sul posto. E io ho sempre avuto paura di restare deluso…”.
Bertani conosce tra le altre il serbo-croato, il lituano, il basco, l’etrusco, l’ajno, il samojedo ed il tunguso. Il suo ultimo lavoro è stata la compilazione di un dizionario italiano-mongolo, in uscita per Soyombo, ma tra le sue eclettiche pubblicazioni si possono ricordare anche una traduzione di proverbi siberiani (Edizioni San Paolo), fiabe lapponi (Edizioni Nomade Psichico), una grammatica del dialetto reggiano, un dizionario orocio (lingua tungusa-mancese parlata in Siberia) ed un glossario longobardo.
Non per questo Bertani ha però abbandonato la sua figura di intellettuale atipico: egli continua infatti a scrivere a biro su vecchie agende della banca, lavorando solo la mattina prestissimo (dalle 3 alle 9), in uno studio impolverato e caotico riscaldato da una vecchia stufa che annerisce il soffitto.
Da qualche tempo la sua abitazione, grazie al contributo della Regione, è il “Fondo Riccardo Bertani della Biblioteca di Campegine” e ciò ha consentito la catalogazione delle rare pubblicazioni e riviste in suo possesso, destinate in seguito a divenire di dominio pubblico.
Ma nemmeno questo riconoscimento sembra inorgoglire “quel signore che non esce mai di casa”, come lo chiamano alcuni vicini, che invece preferisce ricordare di “ispirarsi ancora al grande Tolstoj, all’etica delle cose semplici, secondo la quale uno vale per quel che è, non per quel che ha”.


di: DHARMABOY

Articolo inserito il: 2003-03-01



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