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GIOVANNI ROSSI

L'anarchico utopista, fondatore della prima 'Colonia sperimentale socialista' ai tropici

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Vissuto Persone > A dispetto del nome più che comune, Giovanni Rossi, nato a Pisa nel 1860 fu un personaggio fuori dalla norma, poeta, musicista ed anarchico, convinto sostenitore delle sue idee utopiche.
Mente creativa ed instancabile, Giovanni Rossi si distingue già da giovanissimo per il suo talento artistico. Ciononostante i suoi interessi non si limitano a questo ambito e grazie alla sua compulsiva e vorace passione per gli studi diventa prima medico, poi botanico ed agronomo.
Le sue letture filosofico e politiche lo conducono invece ad incontrare gli scritti di Kropotkin e Bakunin avvicinandolo al pensiero anarchico che egli decide di sostenere attraverso un’improvvisata attività di giornalista e saggista, pubblicando numerosi pamphlet ed articoli con lo pseudonimo di Càrdias.
Uno di questi opuscoli, intitolato “Un comune in riva al mare” rappresentava in un certo senso la summa della sua utopia ideale da tradursi attraverso la fondazione di una “colonia sperimentale socialista” in un paese dell’America Latina, da lui individuato nell’Uruguay.
Nelle ultime pagine del suo “trattato socialista” come egli stesso lo definiva, Rossi lanciava un appello a tutti coloro che fossero d’accordo con le sue idee perché lo accompagnassero in capo al mondo nella sua impresa.
Nel 1888 a Milano, durante una visita all’omonimo zio compositore, Rossi conosce Carlos Gomes, compositore d’opera brasiliano al tempo impegnato alla Scala in una rappresentazione in onore dell’imperatore del suo paese. Da quell’incontro nacque un’amicizia ed insieme i due giovani decidono di sottoporre al monarca Dom Pedro II il progetto.
Dom Pedro lesse la lettera scritta da Rossi e Gomes e rispose loro complimentandosi per l’iniziativa ed offrendo loro delle terre per la colonia socialista che, seppur desertiche ed isolate ammontavano a ben 1000 ettari situati nello stato del Paraná, tra Palmeira e Santa Barbara.
Nel giro di cinque mesi, 250 militanti reclutati attraverso circoli anarchici e pubblicazioni socialiste salparono da Genova sul malandato piroscafo "Città di Roma", che rischiò persino di colare a picco.
Salvatisi dal naufragio, la spedizione non poteva però sottrarsi ala Storia e difatti fu proprio durante la traversata che il monarca venne destituito a favore della Repubblica.
La promessa delle terre era svanita con Dom Pedro II, ma ormai il viaggio degli utopisti italiani era divenuto irreversibile: nel 1890 Rossi e compagni piantarono la bandiera del nuovo territorio (ideata da Rossi stesso e rigorosamente rossa e nera) battezzandolo “Colonia Cecilia”, forti del fatto che nessuno avrebbe reclamato la proprietà di tali terre spopolate.
Da qui comincia la vera e propria fondazione della Colonia “Senza duci né padroni” come recita lo slogan posto all’ingresso dell’abitato (leggi: tendopoli), un realtà senza proprietà privata, senza leggi, senza religione e senza discriminazioni.
La parte più difficile divenne allora sopravvivere senza gli aiuti economici che erano stati promessi dall’imperatore anche perché la terra su cui sorgeva la Colonia si rivelò di cattiva qualità. I coloni italiani cominciano allora a lavorare nelle piantagioni della regione come braccianti o come mano d’opera nella costruzione di infrastrutture. Alle prime defezioni Rossi rimedia accogliendo di volta in volta coloni poveri ed ex-schiavi rimasti senza padrone dopo l’abolizione della schiavitù.
Questo momento rappresenta l’apice dell’esperienza di Colonia Cecilia, che viene presto presa di mira dal potere costituito. Il governatore del Paraná nominato dal governo repubblicano, Americo Lobo Leite, comincia infatti una dura persecuzione dei militanti socialisti e anarchici, assecondato dalla Chiesa cattolica locale, spaventata dall’esistenza di tale “anarchia morale”.
Devoti Coloni polacchi vicini della Colonia Cecilia denunciano le "orge" degli anarchici italiani, e la polizia effettua perquisizioni e incursioni a sorpresa senza risultati di sorta.
Ma ad assestare il colpo di grazia alla colonia ci pensarono alcune epidemie, e la fuga del "tesoriere" con la cassa comune. Sempre più isolato e con ormai un gruppo sparuto di seguaci, Giovanni Rossi alzò bandiera bianca nel 1894, abbandonando le terre della Colonia Cecilia per condurre una vita oscura di insegnante a San Paolo fino alla fine dei suoi giorni, nel 1916.


di: DHARMABOY

Articolo inserito il: 2003-05-01



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