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SALMO 58, VERSO 3

...Vanno raminghi appena generati

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Vissuto Storie > Non si fidarono di lui quando disse che arrivava...

E lo fecero parlare invano, come quando si sentono parlare i preti a un matrimonio. Non lo ascoltarono caricare di presagi l'aria mentre tutto attorno il cielo si faceva giallo di accidia...La stessa Luna era troppo rossa per essere vera, in quelle sere, e si chiusero in casa a non ascoltare le voci grevi e gravide di consigli che arrivavano da lontano, portate da chissà quale lira di Orfeo...

Ofelia è lì, che continua a galleggiare silente nello stagno, avvolta nel suo vestito che ancora si attanaglia a coprirla...Lei, che tutti bramavano solo per sporcare il suo corpo coi loro membri avvizziti o le loro labbra fetenti di vino al cartone, proprio lei, che a tutti faceva perdere la testa e che tutti volevano, solamente per poi lasciarla sola nelle sue irrequieti. Buttata via come si getta via una cosa usata, ma che fino a solo pochi minuti prima era agognato oggetto di desideri lascivi.

I suoi morbidi capelli castani sembrano rivaleggiare con le poche alghe che ancora si ostinano a passare di qua, lungo queste acque ormai segnate da un fato incombente, lungo questo Danubio di eterno dolore...E lei scorre. Scorre nello stesso senso dei pensieri di lui, che corrono inascoltati, come vi ho già detto.

Lui che solo si era avvicinato a lei per davvero.

Allora è inutile, disse, allora è proprio inutile continuare a debellare questa peste, mentre voi tutti vi affannate in cose che non si possono capire, e tentate di salvare il mondo e voi stessi provando pena per qualcosa e qualcuno. Ma niente è più stolto di questo, vi dico, niente: ognuno è solo nell'ora più buia...

Non lo ascoltarono mentre disse queste agre parole, e ancora continuarono a non fidarsi di lui.

Ofelia adesso si è fermata e non lo sa nemmeno, e forse è anche un bene, che quella aguzza roccia sporgente l'abbia fatta fermare un pò, scompigliando il vestito bianco, che lascia intravedere una pelle troppo di seta per scorrere così. O principessa impaurita, non temere!, diceva lui...

La corda di chitarra ancora intrisa di quel turgido colore gli vibrava tra le dita, come se l'ultima nota suonata non si fosse del tutto smorzata tra le viscere di quel collo, che aveva stretto per l'ultima volta, solo pochi minuti prima...

Non mi ascoltarono, disse, non lo fecero mai , e ora vado con la mia colpa lungo questa riva di un fiume troppo puro per me. La mia corda mi seguirà, attorcigliata attorno al mio polso, col sangue raggrumato che lascerò seccare fino a farlo infiltrare nel mio, di sangue, che mi accompagni sempre lungo questo mio andare.

Eppure avevo ragione a lamentarmi di voi medici di anime, avevo ragione quando urlavo la cattiveria e non la volevate vedere, travestendovi da buoni samaritani.

E invece ho ragione, tutta la Bellezza deve morire, cantava qualcuno, e non l'avete capito che non per questo la cosa sarebbe stata per forza una sciagura. Mi avete ignorato quando non ve l'ho fatto capire, deridendomi quando invece lo facevo. E ora corre, corre Ofelia, e non ripercorrerà al contrario lo scorrere di questo fiume, come faceva di solito accompagnata da un libro nei tardi pomeriggi delle belle stagioni, in cui inseguiva se stessa e i suoi complicati percorsi. Quando attorcigliava i suoi patemi attorno al suo cuore palpitante.

Ora corre. Corre come questo sangue che sta mischiandosi al mio, altra vittima di questa corda che ancora risuona nelle mie orecchie, e non vibra che della nota più amara, quella che accompagna ciò che non avete capito, chiusi nelle sicure case da cui avete voluto tener fuori quello di cui non vi fidaste.


di: BLIXA

Articolo inserito il: 2006-05-31



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