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Fontana - Luther Blissett - Levenson - Nam June Paik - Pane - Uboldic - Oppenheim - Eyre - Matta Clark

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Arte > L'opera può permettersi di essere irriverente, spavalda quanto sincera, di intromettersi nei grandi fallimenti moderni attraverso anonimati di massa spiazzanti. Esperienze personali dell'artista portate al confronto di qualsiasi faccia sia disposta a specchiarvici. Nel nome Arte ci sentiamo in grado di trovare ancora delle ricerche veritiere e non solo della mercificazione. Di questi artisti così poco associabili, riconosciamo un chiaro intento univoco nel superare vincoli e falsi schemi commerciali per immettere in un substrato vero ma nascosto da una realtà d'apparenza.
Luther Blissett è uno degli esempi inequivocabili: l'identità anagrafica si perde per creare un individuo dalle molteplici realtà, capace in questo modo di infiltrarsi nei sistemi sociali per soverchiarne le regole e le menzogne con avvenimenti inesistenti, ironici tanto quanto pungenti, precisi ma disarmanti.
Nella confusione in cui ci portano una serie di ritagli ricomposti secondo uno schema molto ben macchinato, siamo portati a ricercare attraverso i fili della matassa l'anagramma nascosto, la frase sincera tra le continue smentite.
Silvia Levenson ha introdotto i suoi passi felpati di bambina sospendendo scarpette di vetro colorato nello spazio…Una realtà barcollante tra quello che c'è e quello che sfugge, tra il dichiarato e il suggerito, un fatto trasalito dalla memoria che si rigetta nel presente come una presenza continua, la precarietà di una camminata e una ferita nello spazio. I grandi coltelli, che insinuano lacerare l'apparenza sporgendo minacciosi da un'insospettabile borsa della spesa, sono ormai una costante dei lavori dell'artista che insieme a lamette e chiodi tormentano qualsiasi oggetto della quotidianità.
Completamente diverso è il lavoro di Gordon Matta Clark che con un collage fotografico smembra le pareti di una casa per mostrarne l'interno, la costruzione reale appare un modellino virtuale sul quale ci divertiamo a giocare.
Gina Pane apporta uno straordinario contributo attraverso il suo storico lavoro di body art che le permette di riflettere direttamente su sé stessa causandosi delle ferite sulla pelle: il dolore è provato sul proprio corpo, è reale.
Parlando di Tagli era fondamentale la presenza di Lucio Fontana che ha basato la sua riflessione sulla gestualità di un taglio inferto alla tela: la realtà che vive "dietro" deve essere riportata in superficie


di: KUROSARA

Articolo inserito il: 2001-12-16


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