JONATHAN CALLAN
Una distruzione costruttiva
JONATHAN CALLAN, .
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Adoro i piccoli spazi espositivi: penso che l’opera debba essere gustata nella sua singola bellezza, che l’opera autopresentandosi in uno spazio vuoto realizzi quella fusione-distacco con lo spazio che le è propria. Entrando nella piccola Galleria 1000eventi ci troviamo a contatto con un lavoro ‘prezioso’. Avvicinandosi ci si chiede come quelle infinitesime parti di libro possano rimanere sospese tra ciò che erano e ciò che sono; il lavoro dell’artista inglese si basa infatti sulla distruzione e ricostruzione del supporto scelto.
Grandi cataloghi d’arte sono sbriciolati da un punteruolo, le parole di un vecchio diario sono prima cancellate da interminabili fori e poi ricomposte tra i buchi sul supporto retrostante. Tutto è sempre protetto da teche di vetro che come uno scrigno raccolgono queste metafore del tempo, dei luoghi, degli spazi, o semplicemente, forse, niente di tutto questo, solo un riavvicinamento con la materia, tra l’artista le sue mani e la sua opera
di: KUROSARA
Articolo inserito il: 2002-02-25
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