BLOOMRIOT > Visto > QUOTIDIANO AL FEMMINILE

QUOTIDIANO AL FEMMINILE

Trenta storie di donne nell’Italia che cambia

QUOTIDIANO AL FEMMINILE, .    

Arte > Dalla casalinga all’ingegnere, dalla pescatrice alla velina, dalla campagna o dalla città le donne raccontate hanno provenienze differenti, svolgono lavori diversi, fanno parte di famiglie allargate o sono single impegnate,… Obiettivo: mostrare un universo al femminile.

“Quotidiano al Femminile” è il risultato di una vera e propria campagna fotografica che ha interessato alcuni dei più importanti autori italiani. Da Gianni Berengo Gardin, a Ferdinando Scianna , da Francesco Jodice a Guido Harari, i nomi sono molteplici come le direzioni stilistiche e le caratteristiche personali degli autori; una diversità voluta e cercata per ampliarne la visione a 360°.

Il panorama formato dai trecento scatti è realmente ampio, ma non sempre pregnante. In un sentiero così seminato poco traspare della forza dei singoli lavori, poco chiaro è spesso il filo conduttore che lega fotografia e progetto, ci si trova a scegliere tra idea, tecnica e totalità.

L’allestimento è stato ragionato seguendo un ritmo di bianco/nero alternato al colore, privilegiando forse l’impatto visivo rispetto ad una logica di accostamento critica. La donna italiana è vista da Malena Mazza in tre differenti situazioni: nel suo impegno di mamma/ modella ( il settore in cui opera solitamente l’autrice è la moda), un donna bella ed elegante anche al supermercato ma che mai si separa dal proprio figlio: ironia e fashion la via seguita. Nella seconda serie si auto presenta, con l’espediente dell’autoscatto, all’interno di una beauty-center proponendosi nella cura del proprio corpo. Nell’ultima serie, sempre in color-print, compone inquadrature serrate dove donne manager si confrontano con il proprio spazio di lavoro. Cristina Nùnez crea un parallelismo ambiguo tra la volontà femminile di imitare le “ veline” e le ragazze alla moda che posano in atteggiamento rilassato di fronte al suo obbiettivo. L’immagine che troviamo sul volantino pubblicitario della mostra appartiene alla serie di foto in bianco e nero di Fabio Ponzio nata dall’intento di raccontare la giornata di una giovane ragazza che studia fuori casa. Giorgia Fiorio entrata nell’Accademia Navale di Livorno dove svela la donna inserita in un settore riservato, fino a pochi anni fa, al mondo maschile. Fotografa, che si è sempre calata in settori dove il predominio maschile è consolidato, come gli scatti dedicati al mondo della box, dei minatori e dei marines, a così deciso questa volta di approciarsi ad un mondo pensato solo per uomini ma ora vissuto anche dalle donne. Interessante il lavoro elaborato attraverso una lettura combinata di due fotografie, di Maria Vittoria Backhaus. La donna e il cibo: accostamento classico, tipico della cultura mediterranea e contemporaneamente influenzato nelle nuove generazioni dallo stile americano del fast food, del pranzo veloce, o del pranzo dietetico, biologico,… insomma come si rapportano le “nuove” donne al cibo? Maria Vittoria Backhaus risponde presentando non solo la protagonista alle prese con il cibo ma riproponendo il particolare del piatto: una mamma che nutre i propri figli con merendine, cioccolato; una giovane donna che riempie il carrello di verdure e frutta; una cuoca alle prese con la preparazione del sushi; una ragazza durante l’aperitivo;… Alessandro Albert e Paolo Verzone colgono dietro una geometria neo-optical le cassiere sotto vetro dei cinema di città. Tra le ricerche meglio riuscite spicca la restauratrice, di Antonio Biasucci, capace di trasmettere l’incanto di un lavoro in cui, la forza della presenza, coincide con la dissolvenza nell’opera. Due mani sporgono dietro una scultura, la restauratrice rimane in ombra dietro all’opera mostrandoci di sé, di volta in volta, un particolare; in silenzio Biasucci ci dice tutto della sua percezione femminile riuscendo ad ometterne l’ estetica. Gli autori sono decisi ad imporre spesso un approccio troppo superficiale e questo non sfugge al visitatore che immerso in un bombardamento di immagini ne esce stucchevolmente illeso. Per alleviare questo destino, prima di abbandonare la sala, scopriamo con incanto la serie fotografica di Marialba Russo: poesia e bianco e nero, purezza delle forme e sensazioni. Queste le caratteristiche che più contraddistinguono l’autrice dalla babele formale in cui ci immerge l’esposizione; una storia al femminile narrata nella semplicità della vita di campagna dove è viva la ritualità magica dell’uccisione della capra, dove la donna non sente il bisogno di esporre se stessa all’obbiettivo quanto il mondo che la contraddistingue


di: KUROSARA

Articolo inserito il: 2003-02-07


QUOTIDIANO AL FEMMINILE
Hai del materiale iconografico riguardante questo articolo? redazione@bloomriot.org