BLOOMRIOT > Sentito > MAXIMILIAN HECKER

MAXIMILIAN HECKER

"L'insostenibile leggerezza dell’essere"

MAXIMILIAN HECKER, . 0000-00-00    

Live in Bloom > Il “vivace” scambio di battute (riportato qui sotto) è stato intervallato da sguardi sgomenti tra noi due intervistatori e sguardi nel vuoto dell’artista in questione in aggiunta ai suoi lunghi silenzi prima di ogni “ponderosa” risposta. Ma per raccontare questo 4 Ottobre al Bloom è meglio cominciare dal principio, ovvero dal soundcheck più lungo della storia da parte dei tedeschi (chiedere agli astanti per conferma, Doc Noise in primis) seguito per l’appunto dall’intervista più breve. Poi, dopo cena, si comincia a fare sul serio. Sul palco salgono i “nostri” Stardog e fanno la loro parte, eseguendo anche pezzi nuovi che vengono accolti bene dal pubblico che man mano riempie il locale. Poi è la volta dello statunitense Balthazar, cantante dei Chokebore, ma attualmente in tour con un progetto solista (nel vero senso della parola: solo lui e la sua chitarra on stage). Molto probabilmente è stata la cosa migliore della serata, sicuramente una piacevole sorpresa. Ed infine eccolo, Maximilian Hecker, 25 anni, di Berlino, ex modello, ex suonatore di strada, ora nuova stellina pop accompagnato in tour dalla sua band. Concerto intimista come da aspettative, ma a tratti spunta dell’elettronica che è quasi come un gioco, così come la citazione di “Take on me” degli A-Ha. Un po’ di noise, un po’ di ballate ancora (che a tratti sfiorano il lamento. “È un po’ lagnoso” si sente mormorare tra il pubblico) e siamo giunti alla fine. Che dire? Bravo lo è, ma in molti si sono domandati: “Ci è o ci fa?” A voi l’ardua sentenza, intanto ecco la tanto sospirata intervista:

AJ: La prima cosa che volevo chiederti è se nel tuo ultimo disco “Rose”, così come nel precedente, hai registrato tu tutte le parti, suonando i diversi strumenti. Lavori ancora così?

Maximilian: Sì

AJ: Lo fai perché trovi difficoltà a trovare gente con il tuo stesso orientamento musicale con cui suonare o forse perché così senti di controllare meglio la direzione che prende la tua musica?

Maximilian: Lo faccio perché sento di avere un maggior controllo ed è meno faticoso.

Felson: Come mai hai deciso di fare questo tour con la band e non da solista?

Maximilian: Per molto tempo mi sono esibito da solo, ma questa volta volevo vedere se suonare con una band completa potesse essere più interessante per me e per il pubblico. Penso che così facendo il mio sound possa arricchirsi.

AJ: È vero che hai cominciato la tua carriera come batterista e successivamente hai suonato in una cover band dove facevate molte cover degli Oasis?

Maximilian: Beh, ho sempre provato a rifare canzoni di altri gruppi quando mi piacciono, quindi anche brani degli Oasis.

AJ: Il britpop è tuttora un’influenza importante nella tua musica?

Maximilian: Ascolto sempre molta musica americana e inglese.

Felson: C’è qualche band in questo senso che apprezzi particolarmente? C’è qualche album che ti ha colpito negli ultimi anni?

Maximilian: Sì, direi “The Bends” dei Radiohead e “The sophtware slump” dei Grandaddy.

Felson: Gli ultimi Radiohead sono piuttosto diversi. Che ne pensi?

Maximilian: Hmmmm... sì... non male...

AJ: Nel tuo ultimo lavoro rispetto all’andamento generale spicca la canzone “Daylight” nella quale per la prima volta hai inserito delle parti elettroniche. Si tratta solo di un eccezione o è qualcosa che intendi approfondire nel futuro?

Maximilian: No, per noi è stato solo uno scherzo e alla fine abbiamo deciso di lasciarla sull’album. In realtà non mi piace la musica elettronica, ma in questa circostanza ho pensato fosse divertente e volevo anche vedere se ero in grado di fare una canzone di quel tipo.

Felson: È curioso che non ti piaccia la musica elettronica visto che la tua etichetta, e la Germania più in generale, sono specializzati in questo genere musicale. Ti sembra strana questa cosa?

Maximilian: Ma non vedo perché dovrei sentirmi a disagio per questo... no.

AJ: Beh comunque senza dubbio storicamente la musica tedesca che ha raggiunto l’Italia è stata sempre legata alla scena techno-elettronica e all’heavy metal. Per quanto riguarda la tua musica vedi intorno a te una vera e propria scena musicale nuova o senti di fare qualcosa che sia isolato da tutto il resto?

Maximilian: Non lo so, non mi interessa.

AJ: Sì d’accordo, ma secondo te c’è in Germania qualcosa che si muove nella tua stessa direzione oppure no? Nella regione scandinava, per esempio, negli ultimi anni abbiamo avuto una serie di band che pur attraverso strade differenti hanno perseguito lo stesso obbiettivo arrivando a soluzioni molto originali...

Maximilian: Ma non credo ci siano altre band tedesche che mi assomiglino, mi domando come mai... comunque il pubblico tedesco mi ha accolto bene.

AJ: Che rapporto hai con internet? Pensi che sia una cosa positiva per la musica?

Maximilian: Penso sia una buona cosa per fare promozione, ma non lo uso per scaricare file mp3.

AJ: Molti dei tuoi testi trattano i temi dell’amore, della vita e della morte. Pensi che sia difficile parlare di queste cose senza risultare banali e prevedibili?

Maximilian: Ma non mi interessa se quello che canto risulta scontato, in realtà i testi per me non sono così importanti, li uso piuttosto come uno strumento aggiuntivo.

AJ: Brian Molko, cantante dei Placebo, ha più volte detto di non inserire i testi nel libretto dei suoi album perché le parole non dovrebbero mai essere slegate dalla musica. Lui pensa quindi che i testi di una canzone non possano essere letti come una poesia, ma hanno senso solo se ascoltati nell’insieme della musica. Senti di essere d’accordo con questa posizione?

Maximilian: Ma... lo capisco, però credo sia interessante per la gente poter leggere i testi...


di: AJ VENERE

Articolo inserito il:


MAXIMILIAN HECKER


MAXIMILIAN HECKER


MAXIMILIAN HECKER


MAXIMILIAN HECKER

MAXIMILIAN HECKER

MAXIMILIAN HECKER