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UN PENSIERO SU LEZIONI DI INDISCIPLINA

Azione-Pensiero

UN PENSIERO SU LEZIONI DI INDISCIPLINA, .    

Arte > Partiamo dalla fine. Azione-Pensiero. Azione come Performance: gesti, presenze, fatti e oggetti esplodono repentini in un caos sul palcoscenico. Dopo, rimane il silenzio di ciò che e’ appena stato, rimane la pittura che ancora cola sul pavimento e una scala di metallo ribaltata a terra.
E’ questa la forza della performance, l’azione che nasce per scomparire dopo breve e per rimanere in eterno, nell’eco di un pensiero.
Nello spettacolo-incontro ‘Lezioni di indisciplina ’ e’ ciò che accade, ma il pensiero che risuona nell’aria, quale traccia vuole esattamente lasciare di sé? Questo e’ il fulcro della serata e della comunicazione di oggi.
In un mondo sociale e politico in cui eventi si susseguono disperati e forme artistiche si sormontano caotiche, un palcoscenico vuoto con undici sedie e un pensiero, possono rompere e farsi sentire! Invece, ancora no.Siamo vittime di quello stesso caos frastornante che volevamo lasciarci alle spalle.
‘Lezioni di indisciplina’ dice di voler offrire uno sapere meno frammentario, ma non basta avere una buona intuizione. Così assistiamo perplessi al volto dell’intellettuale Alda Merini, che guarda, a sua volta interrogativo, i collaboratori economisti che, ovviamente, parlano con il proprio linguaggio universitario, non cogliendo, però del tutto, il fatto di trovarsi su un palcoscenico: luogo in cui tempo - espressività -spazio ricercano e esigono altro! Apprezziamo il nobile scopo sociale di fondo.
Apprezziamo in un primo momento quell’aria informale, dataci da una sigaretta accesa sul palco e una battuta fuori copione. Tutto questo però non basta a dare radice ad una buona serata. Indubbiamente ogni spunto serve a riflettere e in questo, l’operazione e’ riuscita.
Ciò che la mente percepisce e la ‘Lezione’ va a confermare, e’ disgregazione del pensiero, e’ economia e arte, che da sempre sono e per sempre saranno, ‘amici’ per dovere e ‘nemici’ in quanto linguaggi opposti.
Lo dimostra l’insofferenza del pubblico, che non vuole ascoltare discorsi di economisti che già sopporta quotidianamente, ma vuole invece interrompere, qualche istante, il pensiero sulle note trasportanti della Pizzica di Eugenio Bennato, nella voce vissuta della poetessa Alda Merini o nella freschezza di un teatrante come Moni Ovaia.
La sala si svuota clamorosamente a poco a poco, ma la gente non lascia le poltrone per shock o dissenso, come la cerchia di amici del Le Trottoir vorrebbe credere…La gente abbandona la sala perché annoiata di dover subire nel 2003 gesti, parole e significati di performances non sorretti da argutezza, aggregazione e perspicacia. Non e’ il perseverare in una trasgressione ormai già canonica che può toccare la sfera del pensiero ma, ancora oggi, e’ il nascere di quella intima necessità d’esistere, di un verso poetico o di una ballata pop


di: KUROSARA

Articolo inserito il: 2003-05-25


UN PENSIERO SU LEZIONI DI INDISCIPLINA
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