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LE BICICLETTE DI PECHINO

Il pluripremiato nuovo film di Wang Xiaoshuai

Wang Xiaoshuai, LE BICICLETTE DI PECHINO. 2001    

Film > Premio della giuria e per i migliori attori esordienti al festival di Berlino 2001, Le biciclette di Pechino porta sullo schermo la Cina di oggi, in modo forse fin troppo fedele per piacere alla censura cinese che ha deciso di non distribuirlo in patria senza dare motivazioni.
Oltre ad essere uno specchio troppo fedele, il film sottende una critica all'attuale linea di governo, mostra gli effetti deleteri del liberismo di questi ultimi anni e sembra vedere l'occidentalizzazione come un appiccicoso strato di glassa spalmato su tutta la società.

Nel film Gui, un adolescente trasferitosi dalla campagna in città per cercare lavoro, viene assunto da un'agenzia di consegne in bicicletta. Jian, uno studente, un ragazzo di città coetaneo di Gui, aspetta da mesi che suo padre gli compri una bicicletta ma i soldi in casa non sono molti e bastano a malapena per vivere e pagare la scuola. Per svolgere il lavoro a Gui viene data una scintillante mountain bike che potrà riscattare con i primi 600 yuan che riuscirà a mettere da parte. 600 yuan sono meno di 75 euro, ma a Gui ci vorrano settimane di consegne per riuscirci, e poco prima di farcela la bicicletta gli viene rubata. Senza bici e senza più lavoro, Gui si butta in una testarda e disperata ricerca finché non rivede la mountain bike in mano a Jian.

Le biciclette di Pechino è un film che si basa sulle opposizioni: la Pechino degli hutong e dei grattacieli di vetro, la ricchezza e la povertà, la città e la campagna, tradizione e innovazione. I due ragazzi vedono e vivono la città in un modi differenti, e la Pechino trafficata ed affollata dei palazzoni e degli edifici ultramoderni in cui Gui suda e fa le sue consegne non sembra essere la stessa città verde, tranquilla e indistinta attraverso cui Jian pedala senza mani e con la cravatta slacciata. Questi due mondi nel film attraverso Gui e Jian giungono necessariamente allo scontro, ma anche ad un inaspettato accordo.
Il film è molto lontano dagli stili di Zhang Yimou o di Chen Kaige e dall'idea che hanno fatto passare della Cina moderna, meglio accettata anche dalla censura. Ma anche il paragone con de Sica è forse un po' forzato. La potenza di un simbolo come la bicicletta in Cina va ben oltre quello che a un pubblico italiano potrebbe sembrare un poco calzante omaggio a de Sica e al neorealismo.


di: A.MA.

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