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SAMSARA

Amore e religione sulle vette del Ladakh

Pan Nalin, SAMSARA. 2001    

Film > Filmare il Buddismo non è semplice: da Bertolucci a Scorsese in molti ci hanno provato ed i risultati spesso non sono stati all’altezza. Ma il giovane e talentuoso regista indiano Pan Nalin ha voluto insistere ed è riuscito tra mille problemi a realizzare questo suo sogno, radunando un pugno di produttori di tutto il mondo e portando la sua troupe a 5000, nel Ladakh, una delle regioni più aspre e difficili del suo paese.
Il frutto di questo lavoro caparbio è un film che narra una storia semplice partendo da un dilemma complesso, quello del giovane monaco Tashi (l’ottimo Shawn Ku), la cui vocazione viene messa a dura prova dalla scoperta dell’amore e delle sue gioie passionali e terrene.
Conscio che rappresentare la religione buddista sia in realtà un paradosso consistente nel filmare l’infilmabile ed incarnare l’indicibile, Pan Nalin lascia che a parlare siano gli stupendi paesaggi che fanno da sfondo alla storia. Egli sottolinea, scegliendo di girare in Cinemascope, il ruolo che tali paesaggi hanno ed hanno avuto sulle genti che vi abitano, proponendoci delle magnifiche “cartoline filmiche” a compendio dell’azione dei protagonisti.
Su questo tessuto, composto di grandi piani dai colori vivi, egli tesse un’abile patchwork di epopea, di resoconto antropologico, di romanzo rosa e perché no, di manifesto buddista. La serenità degli attori, quasi tutti non professionisti, e dei loro visi, completano il quadro paesaggistico con la loro presenza umana e trascendente al tempo stesso.
Oltre ciò, il film non ha pretese di sorta, in particolare riguardo ai contenuti e ciò ne costituisce il limite (o il pregio?). In questo senso Samsara è l’equivalente della musica New Age: costruita per piacere ed appagare dando illusione di profondità filosofica ed intellettuale. Insomma, un film per gli amanti di Coelho, degli incensi delle bancarelle e dei libri sul buddhismo di Richard Gere.
Attualmente, visto il successo della pellicola, Pan Nalin si è lanciato in un nuovo ambizioso progetto: mettere in immagini la storia di Bodhidharma, considerato l’inventore delle arti marziali e soprattutto padre della filosofia zen


di: DHARMABOY

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