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DOLLS

Il film più violento di Kitano

Takeshi Kitano, DOLLS. 2002    

Film > Il teatro Bunraku, denominazione moderna del antico teatro giapponese dei burattini si sviluppò nel corso del XVI secolo: abili burattinai sfruttando al massimo le capacità espressive di bellissime bambole alte oltre un metro, raccontavano storie esemplari traendo sovente ispirazione dalla tormentata realtà sociale della loro epoca.
Kitano parte proprio dal teatro Bunraku e finisce per mettere in scena un film di una violenza pazzesca. Non fraintendetemi: scordatevi le sparatorie e gli uomini duri a morire; dimenticatevi Hana Bi, cancellate Brothers. La violenza di Dolls è di un altro tipo. E' la violenza incontrollabile dei sentimenti. E' l'amore allo stato puro, è la morte. Dolls è un caldo, disperato urlo silenzioso.
C'è tutto l'uomo in Dolls: le sue speranze, i suoi errori e il vano tentativo di porvi rimedio. Siamo bambole, e proprio come le bambole del bunraku veniamo manovrate da non si sa chi e non si sa che cosa. Possiamo, anzi, dobbiamo ribellarci, ma nel momento stesso in cui proviamo a prendere possesso della nostra vita, a non seguire più i comandi del destino burattinaio, veniamo escluse, accecate, uccise.
Si potrà obiettare che i personaggi sono paradossali, che le storie narrate sono goffamente sopra le righe.. E' vero. Ma se riuscirete a non fermarvi al primo livello di visione, se vi metterete davvero in gioco, ecco, allora potrete davvero restare incantati dalla potenza emotiva di Dolls.
Come del resto non si può non rimanere incantati dalla regia di Kitano, dalla fotografia di Yanagishima, dai costumi di Yamamoto: il tanto vituperato "grigio blu" del geniale regista giapponese viene spazzato via da un overdose di colori, carichi, vibranti, quasi eccessivi. Un uppercut cromatico difficile da dimenticare


di: RADIOTAKESHI

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