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IL PIANISTA

L'Olocausto visto con gli occhi di un celebre pianista polacco di origini ebree

Roman Polansky, IL PIANISTA. 2001    

Film > Sulle note del "Notturno" di Chopin si apre questa storia di Roman Polansky, che ci presenta la strage del popolo ebreo secondo il personalissimo punto di vista di un sopravvissuto, il pianista polacco Wladyslaw Szpilman.
Un punto di vista insolito rispetto alle precedenti proposte, in quanto solo marginalmente viene toccato il dramma dei campi di sterminio, preferendo piuttosto il preludio, costituito dall'occupazione nazista della Polonia e dalla progressiva emarginazione e umiliazione della nazione ebrea polacca, e la vita di questo pianista ebreo scampato alla deportazione e costretto a vivere a Varsavia per tutta la durata della guerra, contando sull'aiuto di sensibili cittadini polacchi e del comandante tedesco Wilm Hosenfeld, non immune dal talento musicale del pianista.
Grande coproduzione europea da 38 milioni di euro e Palma d'Oro al Festival di Cannes nel 2002, questo film è la trasposizione cinematografica di una storia vera, riportata da Wladyslaw Szpilman nella sua autobiografia scritta qualche anno dopo la fine della seconda guerra mondiale. Il periodo storico è stato sufficientemente saccheggiato da rappresentare un tema noto sotto molti punti di vista e l'opera di Polansky non fa eccezione su questo punto. Nulla che non abbiate già visto in molti documentari o nel celebre Schlinder's List, che peraltro costituisce un involontario metro di giudizio. La stessa iconografia cinematografica risulta abusata nella figura del classico tedesco buono, quindi bello e gentile.
Ma Polansky, oltre ad aver vissuto personalmente quei momenti così drammatici, è soprattutto un maestro, se non altro per la lunga esperienza che vive nel suo stile ed è proprio quest'ultimo a salvare un film altrimenti scontato, guidando l'ignaro spettatore nell'angoscia e nell'alienazione dei sentimenti umani, in un crescendo sottile e sfumato, quasi impercettibile, durante il quale un intero mondo inizia a sgretolarsi senza ragione davanti agli occhi increduli del pianista Szpilman e quasi si può cogliere con orrore la semplice domanda che cieca prende forma tra una scena e l'altra, "perché?".
Non c'è il tempo per capire e rispondere, la progressiva perdita della dignità, l'assuefazione alla violenza, la fuga che toglie il respiro, spingono il pianista ad agire per sopravvivere e ad aggirarsi come un ombra senza storia tra le macerie di una Varsavia devastata dalla guerra. Dopo alcuni anni di esistenza precaria, un pianoforte abbandonato diventerà il pretesto per esplodere la propria umanità compressa e imprigionata dal freddo e dalla fame quotidiani, il pretesto per muovere un'accusa accesa e violenta all'invito un po' sarcastico ("Ah, sei un pianista? Allora suona") dell'unico nazista, Wilm Hosenfeld, da cui avrà salva la vita, e il pianista suonerà un'esecuzione solitaria che parla di talento, sofferenza e sopravvivenza di un artista, ma soprattutto un uomo, che, non sconfitto, ha saputo mantenere la propria umanità e con essa la propria dignità


di: JIM TONIQUE

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