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CITY OF GOD

Un grido di dolore che si strozza in gola

Fernando Meirelles, CITY OF GOD. 2002    

Film > Ciudade de Deus è la terra di nessuno abitata più grande al mondo,costruita in verticale farebbe a gara con i vicini grattacieli delle spiaggie più inflazionate di Rio, il paradiso terrestre che si vende ogni giorno, le spalle protette dall'invisibile barriera delle migliaia di dollari che servono per comprarlo. E basta non alzare lo sguardo, mai. Perchè a due passi c'è l'inferno in terra.La Città del Signore sta al Brasile come un figlio bastardo alla madre, peccato senza riscatto, legame indissolubile che non si spezza e uccide. E il regista Fernando Meirelles racconta il ventre molle della città carioca attraverso l a storia di due meninos de rua, figli legittimi della Ciudade, non esistenti per l'ufficialità delle carte, perchè se appartieni alla Ciudade non esisti per il Brasile, sei figlio di nessuno, abiti in case di topi, fai della violenza un'arte, del vendere corpi un mestiere. Più di vent'anni di vite a perdere, la storia della Ciudade dagli anni 60 ai giorni nostri, sono quelle che scorrono sullo schermo e rendono muti. Dei due protagonisti uno si perde dentro un destino scontato, dna della favelas, l'altro scoprirà attraverso l'arte che c'è uno spiraglio, una via d'uscita, un senso.Una splendida fotografia racconta a colori caldi storie di vita e di morte, che trovano identità solo all'interno della Ciudade e per paradosso l'unica dignità possibile, con un'impietosa macchina da presa che traduce in immagini un grido di dolore che si strozza in gola.E dalla purezza della luce e dalla bellezza dei colori si leva, per contrasto, alta una protesta, amara quando non disperata, mai rassegnata. E l'arte sembra indicare una via di riscatto.


di: DONA FLORIA

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