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CANTANDO DIETRO I PARAVENTI

Il nuovo bellissimo film di Olmi

Ermanno Olmi, CANTANDO DIETRO I PARAVENTI. 2003    

Film > Cantando dietro i paraventi, o dell’arte del racconto – meglio, del saper raccontare. Ermanno Olmi, ben più moderno di tanti giovani “talenti” sempre più impantanati nella medietà mucciniano-televisiva, parla subito chiaro: la sua è una fiaba da palcoscenico, fatta di semplici marionette (sono pirati cinesi, ma starebbero bene anche in un teatrino di pupi siciliani) e tanto più plausibile in quanto di matrice scopertamente teatrale.

Altro che “cinema di papà”. Olmi racconta la storia di una piratessa cinese (avreste avuto un’idea più imprevista?) servendosi di una compenetrazione di linguaggi di rara intelligenza. E paradossalmente, dall’uso che fa di teatro filmato e arte figurativa, cinema di fiction (con tanto di scampolo d’epoca da film di corsari) e documentario, adotta una poetica della mescolanza e dell’addizione che – l’abbiamo già detto – tiene il passo con le invenzioni di ben più giovani menti. Si potrebbe quasi da tracciare un paragone con l’ultimo Tarantino. Oltre al motivo portante della donna guerriera, tante altre eco e analogie con Kill Bill: il ricorso al cinema di serie B (là Hong Kong, qui un redivivo Bud Spencer, peraltro bravissimo), la polifonia della partitura musicale, e, ovviamente, l’incontro ogni volta rigenerativo tra Oriente e Occidente.
Ma non manca anche la marca formale ed espressiva tipica di Olmi: Cantando dietro i paraventi è cinema di grande compostezza visiva e apertura spirituale, con tanto di finale pacifista (e forse un tantino buonista) che contiene tutta la tenerezza di un vecchio saggio, come in fondo è giusto che sia


di: MATTIA C.

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