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FAME CHIMICA

Qui c'e' un sogno

Antonio Boccola, Paolo Vari, FAME CHIMICA. 2003    

Film > E’ il fenomeno che il nostro corpo si trova a compensare dopo aver assunto anche modestissime quantità di hashish. Morboso divertito stato di necessità di cibo difficilmente appagabile se non col trionfo di gusto e sapori. Dati i costi e l’insoddifazione-soddisfazione. Mangiane ancora; ancora.
Fuma ancora, fuma ancora. Poi una forte sensazione di appagamento talmente fulminea presto travolta da un’altra ondata di voracità nervosa. Non tutti sanno che, insomma...
Mac Donald in testa seguito a ruota dal baretto di quartiere o dalla pizzeria che sta aperta fino a tardi. Tappe fisse anche per chi ha solo il motorino. Giambellino è a Milano. I due esordienti cineasti, Vari e Bocola, dipingono un dolce quadretto di una realtà tutta milanese con l’amaro in bocca. Una realtà che conosce il disagio. Il cinema mainstream italiano ha da sempre avuto prime attrici: Palermo e Napoli, già simbolo del disagio sociale del sud, questa volta lasciano il set.
Baci e motorini, rubati. Pastiglie volanti. Lame veloci. Strisce bianche pericolose da attraversare, accompagnate dalla musica raccontante Luca Zulù dei 99 Posse. Menestrello di piazza Yuri Gagagarin, che canta la fame chimica.
Scontri interraziali tra bar e bar, con comparsata di pseudo skins (skinheads) guardia quartiere.
Sullo sfondo raccolta di firme per la costruzione di una cancellata, con sfilata di politici locali, tutta pomposa e ridondante. Che vengano protetti gli scivoli dei bambini. Spaccio, extracomunitari e nullafacenti fumatori, le minacce.
Simpatico terzetto di giovanissimi attori in esordio, contornati molto pittorescamente da un piccolo mare di personaggi ben caratterizzati molto vicini tra loro. Stretti intorno alla piazzetta.
Giri in moto senza casco. Voglia di libertà, di inseguire un sogno. Ma non so come fare. Oppure non so cosa fare. Faccio quello che capita.
Ci si muove felpatamente sullo sfondo metropolitano della periferia lontano dai clamori di San Babila.
Dalla Milano da bere. Quella delle discoteche vanziniane di Boldi e De Sica (Christian) negli infiniti remakes natalizi.
Qui c’è un sogno. C’è chi vuol partire e chi vuol scappare, e chi vuol restare. Qualcuno non partirà mai.


di: CRISTIAN B.

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