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EL ALAMEIN-LA LINEA DEL FUOCO

Per riflettere

Enzo Monteleone, EL ALAMEIN-LA LINEA DEL FUOCO. 2002    

Film > El Alamein: pochi in Italia sanno di che cosa veramente si parli, quando si evoca questo luogo situato nel deserto egiziano,a poco più di 100 km da Alessandria.Vagamente ci si ricorda che qui,fra distese di sabbia e pietrisco,dune e campi minati,combatterono Rommel e Montgomery,ma ci si è quasi dimenticati che su questo fronte ,esteso per più di 80 km da nord a sud fino alla depressione di Qattara,si affrontarono per mesi circa 300.000 soldati di varie nazionalità, fra cui migliaia di italiani, e che il 23 ottobre 1942 vi si svolse una battaglia sanguinosa nella quale moltissimi persero la vita.
Enzo Monteleone,col suo film,ha voluto richiamare l’attenzione sui soldati italiani(soldati semplici,non generali famosi),in special modo sui coscritti,che hanno combattuto sul fronte sud,il più terribile a causa dell’isolamento e del clima estremo e che sono rimasti nel deserto per anni,spesso privi di armi,munizioni,rifornimenti ,informazioni sulle sorti della guerra.Come ha detto in un incontro svoltosi al cinema Anteo di Milano,egli ha voluto dar voce ai protagonisti della battaglia, raccontare non la Storia,ma le storie di questi uomini,raccontare la guerra senza alcuna retorica,non come occasione di eroismo,ma cosi’ come la vive chi la combatte:”sporca,brutta,cattiva”.
Prima di girare il film ha letto tutto quello che ha potuto trovare sulla battaglia,ne ha visitato i luoghi ed ha intervistato gli ultimi sopravvissuti.Da queste interviste è nato il documentario “I ragazzi di El Alamein”(che probabilmente verrà commercializzato e venduto nelle edicole),in cui essi con grande commozione,ma anche con lucidità e precisione ,ci fanno rivivere la loro terribile esperienza.
Il film non ha potuto essere girato ad El Alamein perché i luoghi della battaglia sono ancora minati ed è stato quindi realizzato in Marocco,ma la ricostruzione è molto fedele ,cosi’ come il copione che ricalca le testimonianze dei sopravvissuti.
La storia è narrata in prima persona dal protagonista,il giovane volontario Serra ,che giunge dall’Italia con la testa piena della retorica di regime sulla guerra d’Africa,ma che giorno per giorno,è costretto a fare i conti con la cruda realtà della vita di trincea,delle malattie,della morte.Il racconto si snoda con ritmo lento fino al momento della battaglia,rappresentata senza grandi effetti speciali ma efficacemente,e si chiude con la ritirata che si svolge fra enormi sofferenze, a piedi, nel deserto.Il regista dà spazio anche ai sentimenti dei protagonisti,evidenziando la nostalgia per la propria casa e il proprio paese,ma nello stesso tempo il senso del dovere da compiere e la fratellanza e la solidarietà che nascono dall’affrontare insieme il pericolo.
Nel complesso quindi un buon film,che non potrà soddisfare chi cerca lo sventolio di bandiere e le azioni eroiche tipiche dei film americani,ma che ,in un momento come quello attuale, in cui si sentono rullare nuovi tamburi di guerra,può contribuire a far riflettere.


di: ADELE M.

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