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VOLVER

Almodovar torna (alle donne)

Almodovar, VOLVER.    

Film > Cosa e' che torna? Il passato, forse. Gli affetti sopiti, o magari qualcosa di mai dimenticato.. e di colpo si ritrova quello che era mancato per tanto tempo, si tenta di recuperare quello che non si e' vissuto insieme, di vivere unite come mai si era riuscito a fare, con la consapevolezza acquisita che lŕ si voleva tornare. Ma siamo gia' alla fine del film. Sembra fatto al contrario. Alla fine si ricomincia tornando al passato e all'inizio si guarda al futuro lasciando un cimitero. Stranamente affollato, di donne che si adoperano a pulire le tombe dei loro cari, e rendono vivo un luogo di morte. Come se i morti potessero tornare in vita. Va bene che siamo in un paese superstizioso, però. Eppure qualcuno l’ha vista, nonostante le sue ceneri siano sepolte sottoterra, dopo essere state recuperate dall’incendio. La zia Paula, per esempio, che vive sola e non sta bene da un po’ di tempo. E le donne del paese ne parlano, di queste misteriose apparizioni. Ma le figlie tendono a non ascoltare queste voci paesane, prese come sono dai loro problemi cittadini.
In questo film le tre generazioni di donne che compaiono sopravvivono al vento, al calore, al fuoco, alla morte e alla superstizione della Mancha, regione spagnola da cui proviene il regista stesso, mondo a sè stante dove si intrecciano la vita e la morte, le menzogne e le verità , e dove gli affetti si tengono stretti e dove alla fine si ritorna. Tornano alla loro terra le due sorelle trasferitesi a Madrid con la figlia adolescente di una di queste, dopo aver ritrovato il loro affetto più caro e portato con sè il peso di disgrazie comuni passate e presenti. Quasi che un destino le accomunasse. Il destino di trovare gli uomini sbagliati, per esempio. Ma alla fine sono loro a sopravvivere, e a bastarsi senza bisogno di altro. E così è nella maggior parte dei film di Almodovar: l’alleanza femminile che regna e “vince” sempre la sua guerra, la sua battaglia contro il mondo. Un tema molto caro al regista, questo. Come la morte, e la complessità dell’universo femminile, più che altro, dei rapporti che legano le donne, i familiari, i vicini di casa, gli amici, la comunità , e i loro modi di affrontare le difficoltà della vita. La maggior parte delle volte si tratta di storie di personaggi degenerati, con vite e pensieri fuori dal comune, e la stragrande maggioranza delle volte sono appunto donne. “Donne sull’orlo di una crisi di nervi” - quasi un intento programmatico di tutta la sua opera, il titolo di uno dei suoi primi film, e quest’ultimo è infatti un proseguimento di indagine nell’universo femminile, descritto appunto attraverso nevrosi, problemi, comportamenti inusuali, assassini e morti, malinconie, sentimenti profondi, ma in fondo sempre con una grande ironia, che rende tutto più leggero.
Mi sono chiesta il perchè sembri tutto così “normale” e leggero. Forse perchè c’è sempre qualcuno a fianco di qualcun altro, che ha guai peggiori della persona a cui sta vicino, e allora tutto sembra più ridimensionato, o forse sono le inquadrature di gesti normali calati in situazioni ingestibili che rendono l’anormalità degli eventi o dei personaggi familiare. Allora i dialoghi riguardanti situazioni estreme non sembrano poi tanto diversi dai nostri e passano attraverso il video come i più naturali e comprensibili. Non si può far a meno di pensare che sia questo calore umano al di là delle disgrazie il collante di tutto, nonchè una forma dialogica dal gusto ironico e melodrammatico. E come non considerare poi la maestria di rendere attraverso primi piani di visi espressivi e semplici parole la complessità e la tragicità di alcune situazioni, dando l’idea delle sensazioni e delle angosce dei personaggi. Un grande talento che torna anche in questo film. Torna a raccontare di donne dopo essersi concentrato sul mondo maschile nell’ultimo “La mala educaciòn”, torna con le sue attrici preferite (Carmen Maura e Penélope Cruz) e torna con la descrizione di una Spagna tradizionale ma non convenzionale. Io direi un ritorno emozionante, una storia coinvolgente, una Penélope Cruz in gran forma (in tutti i sensi) e un gusto tragicomico a coronare il tutto. Da non dimenticare che le sei protagoniste del film hanno vinto il premio per la Migliore Interpretazione Femminile al festival di Cannes 2006.


di: VIOLA

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