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FRANCOIS TRUFFAUT

Il geniale teorico della Nouvelle Vague

FRANCOIS TRUFFAUT, .    

Registi > François Truffaut nasce il 6 febbraio 1932 a Parigi e diventa critico cinematografico nel 1951, dopo un'infanzia solitaria e sfortunata e l'esperienza di un servizio militare interrotto per diserzione.
Sotto l'egida di André Bazin comincia a lavorare ai Cahiers du Cinéma e successivamente terrà una rubrica settimanale su Arts, diventando ben presto uno dei critici più brillanti e provocatori degli anni '50. Attraverso le sue critiche egli fustiga il cinema francese dell'epoca ed esalta invece alcuni degli autori americani: egli difende una cinema d'autore e pone le basi dell'avvento della Nouvelle Vague, di cui sarà uno dei teorici.
Già nel suo primo lungometraggio, Les Mistons (1958), François Truffaut mostra un'attenzione spiccata per l'osservazione della vita quotidiana e lo studio dei personaggi, tipico di una certa tradizione di cinema d'oltralpe. Les quatre cents coups (1959), apre a Cannes il ciclo della consacrazione cinematografica dell'autore consolidata dai seguenti L'amour à vingt ans (1962), Baisers volés (1968), Domicile conjugal (1970) e L'amour en fuite (1978).
Cineasta sensibile, le sue doti migliori come regista vengono esaltate nei temi autobiografici e negli psicodrammi, nei quali riesce a mescolare con equilibrio humour e tenerezza, astenendosi da banali giudizi morali. Il suo film Tirez sur le pianiste (1960), ispirato da un libro di David Goodis, rappresenta invece il suo primo tentativo di audacia stilistica e la sua prima incursione al di fuori dell'universo strettamente personale. Nel corso della carriera alterna la rappresentazione di soggetti originali a quella di adattamenti letterari. Jules et Jim (1961) colpisce per la freschezza e la leggerezza, mentre in altri film (Les deux Anglaises et le continent, 1971; L'histoire d'Adèle H., 1975), Truffaut sorprende per il distacco tenuto nella descrizione dei meccanismi della passione.
Negli anni successivi egli accosta anche altri generi, quali il noir (La mariée était en noir, 1968 e La sirène du Mississipi, 1970) e la fantascienza (Farenheit 451, 1966). Ma i film della maturità in cui sembra meglio esprimersi e convincere sono quelli in cui Truffaut riesce a distillare un tocco dolce-amaro rivelatore delle sue inquietudini personali: L'enfant sauvage (1970) e L'argent de poche (1976) in cui posa lo sguardo sull'infanzia, L'homme qui aimait les femmes (1977), graffiante e profondamente "francese" e La nuit américaine (1973), uno dei film a cui più teneva. Con La chambre verte (1978), che tratta di un culto maniacale dei morti, conosce il suo primo flop commerciale, mentre i suoi ultimi tre lungometraggi, Le dernier métro (1980), La femme d'à côté (1981) e Vivement dimanche (1982), si presentano di nuovo come opere fragili ed affascinanti, concepite dall'autore stesso come "atti d'amore" nei riguardi dei suoi attori. Tra le altre attività va segnalata sicuramente la considerevole produzione di scritti sul cinema, articoli, saggi, prefazioni, tra le quali spicca un libro di interviste con Alfred Hitchcock (1966) che diventa un'opera di riferimento della teoria cinematografica. In veste di attore François Truffaut ricopre delle volte il ruolo di attore principale nelle sue opere e partecipa anche a film altrui, tra i quali Incontri ravvicinati del terzo tipo di Spielberg (1977), nei panni di uno dei protagonisti. Mondialmente celebrato per la sua opera, specialmente negli Stati Uniti e per il suo costante apporto teorico e pratico nel sostegno della libertà di creazione dell'autore, si spegne il 21 ottobre 1984 a Neully-sur-Seine, nei pressi di Parigi.


di: DHARMABOY

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