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IDRISSA OUEDRAOGO E IL CINEMA AFRICANO

L’esponente di punta della cinematografia burkinabé, la più apprezzata tra quelle del continente africano

IDRISSA OUEDRAOGO E IL CINEMA AFRICANO, .    

Registi > Di tutte le cinematografie di quello che viene chiamato convenzionalmente Terzo Mondo, quella africana è sicuramente la meno industrializzata e la più vivace. Finora, il cinema dell’Africa Nera è riuscito ad imporsi solo a tratti per merito di alcuni autori e/o della politica intelligente ed audace di alcuni paesi in tema audiovisivo (Senegal, Costa d’avorio, Niger, Guinea, Mali). Spesso rimesso in causa, il cinema americano dipende fortemente anche dall’azione interessata degli esportatori, principalmente la Francia e gli Usa e dai vari problemi interni ai paesi africani stessi.
La preistoria del cinema africano risale ai tempi del colonialismo in cui il continente africano diventa uno delle prime aree di export per i prodotti europei. Pare che la prima proiezione abbia avuto luogo in Sud Africa, nel 1896 e che i primi cinema ambulanti, tuttora molto diffusi, siano apparsi in Senegal attorno al 1905. Ad ogni modo, bisognerà attendere gli anni della colonizzazione (1960) per vedere sui grandi schermi dei film africani al 100%, cioè prodotti in toto da autoctoni.
Ed è sempre in Senegal che vengono realizzati i primi corti e lungometraggi, per merito del romanziere Ousmane Sembène, formatosi in Franca alla scuola dei quadri del PCF (Partito Comunista Francese).
Ma stranamente è in Burkina Faso (Alto Volta fino al 1984), uno dei paesi più poveri del mondo, che il cinema africano trova uno spazio vitale e conosce un certo sviluppo. Nel 1969 le sale cinematografiche vengono nazionalizzate e viene creata la Società Nazionale del cinema Voltaico.
Questa operazione vale al paese il boicottaggio totale da parte di francesi e americani via questi ultimi, che dura fino al 1973. In quell’anno viene infatti siglato un accordo di distribuzione tra la società voltaica e l’UAC (Union africaine de cinéma), la filiale locale del potente distributore/esercente UGC. L’esempio del Burkina Faso sarà seguito da altri paesi limitrofi, come Mali, Benin e Guinea, per un totale di 14 paesi dell’Africa Occidentale francofona che daranno luogo ad una sorta di “mercato comune” attraverso il CICD, il Consorzio interafricano di distribuzione cinematografica.
Inoltre, nella capitale burkinabè, Ouagadougou, si svolge dal 1969 il più importante dei festival cinematografici africani, il Fespaco, vera e propria manifestazione faro del continente nero.
Malgrado lo scarso numero di sale fisse ed il numero consistente di sale ambulanti, un controllo degli incassi efficiente (non così facile in Africa) ha permesso all’ex Alto Volta di creare un fondo di sviluppo rivolto ai realizzatori locali.Ciò ha permesso di lanciare ed affermare nel panorama internazionale gli artisti locali come Gaston Kaboré e soprattutto Idrissa Ouedraogo. Quest’ultimo si fa riconoscere soprattutto per la sua prolifica produzione che rompe con gli abituali della produzione africana: 7 corti in quattro anni e 4 lungometraggi in tre anni.
Già con la sua opera prima Yam Daabo (1987) mostra di sapere andare oltre la tematica sociale controllando con maestria lo spazio ed i personaggi inseriti in esso. I successivi Yabaa (1988), una racconto simbolico ancorato nella realtà africana e Tilai (1989), una storia d’amore e di onore tra il mito ed il quotidiano, confermano quanto di buono visto con la prima realizzazione. Nel 1992, con il film Samba Traore , apre una nuova via, quella del cinema “noir” all’africana.
Recentemente, Idrissa Ouedraogo ha collaborato alla realizzazione del film collettivo sull’11 settembre, 11'9'01, con un contributo molto apprezzato.


di: DHARMABOY

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