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WALERIAN BOROWCZYK

Il controverso ed inclassificabile regista polacco. Anarchia erotica o poetica visionaria?

WALERIAN BOROWCZYK, .    

Registi > Filmaker di origine polacca, sfuggente ad ogni tipo di classificazione, Walerian Borowczyk occupa nel panorama della cinematografia mondiale un posto a sé conseguenza forse del suo spirito libero che si riflette anche nelle sue opere. I suoi film sono considerati dei film estremi, poco se non per nulla noti al pubblico e spesso giocano con il sottile confine tra erotismo e pornografia.
Quest’elemento caratterizzante unito alla sua ferma volontà di stare in disparte rispetto ai soliti siparietti mondani del cinema, hanno perciò spesso condotto i critici a considerarlo meramente un autore di film ero tici. Proprio per tale motivo, alcuni dei suoi titoli sono stati allegati in vendita con “L’Espresso” nell’ambito di una promozione editoriale legata ai film erotici d’ autore. Una categoria che pare troppo stretta per queste opere, difficili comunque da sdoganare, ma certamente piene di coerenza poetica e forte volontà di posizionarsi oltre le regole.
Su quello che a volte è stato definito come un autore “maledetto” e “fastidioso” è stato scritto anche un interessante volume pubblicato dalla casa editrice Mare Nero, nella sua collana Minima Amoralia. L’ autore, Fabio Giovannini, presenta un’escursione sulla carriera cinematografica dell’autore polacco, soffermandosi sugli aspetti sperimentali e visionari presenti nelle sue opere e sottolineando la capacità dell’ autore di ribaltare i canoni comuni della sessualità, soprattutto quella dell’universo femminile.
Tra i 13 lungometraggi girati da Borowiczyk si possono ricordare Goto l’isola dell’amore (1968), film d’esordio in bianco e nero, Tre donne immorali (1978), Ars Amandi - L’Arte di amare (1983 ) e La Bestia (1975), il film che più ha fatto parlare di sé, noto anche per la “scandalosa” scena di masturbazione femminile con i petali di una rosa.
Questa sua volontà di stare fuori dalle righe, sfruttando al contempo un tema facile come l’universo erotico caratterizza perciò in senso marcato la poetica visiva dell’autore, che pende al di là di una scontata volgarità per scontrarsi apertamente con finto perbenismo ed immaginario mediocre.
Proprio per quest’ultimo motivo le sue opere mantengono ancora oggi un senso nei confronti soprattutto di un appiattito, volgare e finto erotismo di cui la società moderna si vanta confondendolo con un vessillo di libertà.


di: DHARMABOY

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