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BOOMTOWN

Modernismo e Televisione

BOOMTOWN, .    

Speciali > Trovare l’insolito nel quotidiano è sempre confortante. Infatti la presenza di un carattere singolare dietro l’apparente conformità porta sempre con sé una carica di stimoli di peso notevole.
Deviare dalla stretta osservanza dei canoni non è cosa facile, soprattutto se si parla di serie televisive. BOOMTOWN ci riesce con stile.
Lanciata negli Stati Uniti nel Settembre 2002 dalla NBC, la serie creata da Graham Yost è approdata quest’anno anche in Italia, merito dell’intraprendente La7. Sì, perché non è da tutti rischiare una prima serata per un format privo di adolescenti griffati e ninfomani o di famiglie cuore puritane.
Sembra che Yost sia riuscito a condensare il fascino decadente delle atmosfere alla N.Y.P.D. con le teorie letterarie del primo novecento. Se alla base c’è l’ambientazione super-inflazionata del dipartimento di polizia, la forma è molto più originale. Ogni episodio assume inizialmente l’aspetto di un collage cubista: a ciascun personaggio corrisponde un piccolo spazio, ben definito anche a livello grafico, in cui assistiamo allo svolgersi della vicenda dal suo punto di vista. I frammenti di informazione e di realtà (Virginia Woolf docet) si accumulano davanti ai nostri occhi in maniera quasi disordinata, non c’è nessuna guida esterna incaricata di fornirci rassicuranti indicazioni di percorso. Solo in chiusura di episodio avviene la tradizionale operazione di riordino e scioglimento del plot. Così finalmente la rappresentazione viene ‘ripulita’ dagli elementi intrusivi e non necessari (ricordi, fantasticherie personali, sogni) che hanno reso tanto nebuloso il quadro della situazione fino a quel momento.
Al centro della serie c’è una Los Angeles molto meno dorata del solito. Finalmente è una metropoli, una complessa, ordinaria città contemporanea, niente a che vedere con l’Olimpo dorato cui siamo abituati. Yost l’affronta con gli stessi strumenti con cui i suoi predecessori modernisti avevano cercato di rapportarsi alla Londra del primo Novecento. Anche i personaggi sono meno stereotipati. Sono più sfaccettati, hanno dei lati oscuri, commettono ingenuità... è un bel sollievo per l’uomo comune! Il sogno americano non è quasi mai realizzabile e poi, dopotutto:

“Londra ha il Tamigi,
Parigi ha la Senna,
Vienna ha il Danubio blu,
Los Angeles non ha un fiume, ha un canale, solo un canale, tutto quello che abbiamo” (BOOMTOWN, episodio pilota)


di: STE

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