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ZOE LUND

Musa tossica cara ad Abel Ferrara, attrice, modella, scrittrice, rivoluzionaria, femminista ed ennesimo angelo bruciato dell'arte

ZOE LUND, .    

Speciali > Zoe Lund nasce il 9 febbraio del 1962 a New York come Zoe Tamerlaine ed a 15 si rivela già essere una ragazza prodigio. A 15 abbandona gli studi, diventa segretaria del regista francese Yves de Laurot, grazie al quale comprende che il canale ideale per la sua energia creativa è il cinema.
Nel 1979 interpreta il ruolo di Thana, una sarta muta che viene violentata due volte e che deciderà di ribellarsi nel film “L’angelo della vendetta” di Abel Ferrara. Quest’ultimo resta affascinato dalla forza recitativa di Zoe Lund così come il pubblico underground che elegge il film nella ristretta categoria dei cult movie.
Per non essere catalogata unicamente per i suoi lavori con Ferrara, la Lund lavora con diversi altri registi, tra cui Larry Cohen, Temistocle Lopez e Franz Harland. Nel 1985 partecipa ad un documentario cult di Obie Benz dal titolo esplicito di “Heavy Petting” , nel quale una serie di personaggi famosi raccontano la loro prima volta. Accanto a lei tra gli altri, William Burroughs, David Byrne, Ann Magnuson e Sandra Bernhard.
Nel 1986 sposa Robert Lund al quale resterà legata per 11 anni. In questo periodo compra anche Ivory, la sua prima topolina alla quale affianca il topo Ben, tanto per farle compagnia. Presto l’attività riproduttiva dei topi di casa si fa intensa e la coppia Lund arriva ad averne più di 100. Zoe, essendo contraria ad ogni tipo di soppressione, li tiene con sé fino a quando non è costretta a trasferirne una parte in una fattoria e a liberarne un’altra parte in un parco di Long Island.
Nel 1992 l’apice della carriera artistica della Lund. In quell’anno prende parte come attrice a “Il Cattivo Tenente”, il più celebre dei film di Ferrara, per il quale scrive anche la sceneggiatura. Concepito come una sorta di rivisitazione della passione di Cristo versione junkie di Manhattan, il tema centrale dello stesso è il limite del perdono ed il ruolo principale viene affidato ad un devastatissimo e sublime Harvey Keitel. “Il Cattivo Tenente” non è tra l’altro l’unica sceneggiatura scritta da Zoe, che verso la fine degli anni ’80 accantona il lavoro di attrice e modella proprio per dedicarsi alla scrittura a tempo pieno. Dei suoi 50 e più lavori, solo “Il Cattivo Tenente” è stato però pubblicato e utilizzato.
Fondamentalmente femminista, Zoe voleva che i suoi personaggi femminili incarnassero la potenzialità rivoluzionaria sprigionata dal loro stesso erotismo: le sue figure di riferimento spaziavano da Giovanna D’Arco alla terrorista Ulrike Meinhof.
Ma Zoe era anche una vera junkie, dedita appassionatamente alle droghe , eroinomane dichiarata, dalle quali traeva quella forza mistico-rivelatrice istillata poi nei suoi personaggi. Pateticamente strafatta, sicuramente dipendente arrivò persino a teorizzare la dipendenza dall’eroina come unica via possibile di redenzione e di conseguenza assimilabile ad una scelta di vita.
Personaggio amato per le sue doti recitative e per la sua personalità, la Lund non riesce però a mettere in atto la maggior parte delle sue idee rivoluzionarie e non, forse a causa della scelta di fare vita “ai margini” che non le consentì di ingranare nello star system. Troppo lunghi i suoi ultra descrittivi copioni e troppo poco da cassetta le immagini tossiche partorite dalla sua mente.
Nel 1996 l’ultimo lavoro cinematografico, un documentario di Geraldo Rivera intitolato “Eroina” nel quale è chiamata ad “interpretare” una ragazza tossicodipendente. Durante la realizzazione della pellicola, Zoe si affeziona ad una delle ragazze intervistate e l’aiuta ad uscire dal tunnel. Questo però non le impedisce di innamorarsi del fidanzato della stessa ragazza con il quale si trasferisce a Parigi nei primi mesi del 1997. Qui si dedica alla scrittura sempre e confusamente annebbiata dalla droga: unica variante è che questa volta si tratta di cocaina al posto di eroina. Il 16 aprile 1999, a 37 anni, Zoe Lund muore d’infarto, lasciando frammenti di una vita vissuta ed incompiuta nei suoi scritti non pubblicati.
L’ex-marito Robert Lund si sta occupando di pubblicare alcune delle opere tra cui il romanzo “490”, il cui titolo è una citazione del Vangelo secondo Matteo (XVIII, 4), del passaggio in cui Gesù dice a Pietro che un peccatore può essere perdonato “settanta volte sette”, cioè 490.


di: DHARMABOY

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