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FARE PIACERE O IL PIACERE DEL CINEMA

L’arte cinematografica non può esistere se non nella forma di un tradimento ben ordito ai danni della realta' .

FARE PIACERE O IL PIACERE DEL CINEMA, .    

Speciali > Le persone che alla fine del diciannovesimo secolo hanno inventato il cinematografo non si sono rese immediatamente conto di aver scosso profondamente la nostra vita quotidiana e perciò, i primi filmati registrati assomigliano per il loro aspetto informativo e documentario maggiormente a quello che sarebbe stata la televisione a partire dagli anni ’50.
Creato inizialmente per riprodurre la realtà, il cinema è divenuto sempre più grande ogni volta che è riuscito ad andare oltre questa realtà appoggiandosi su di essa, ogni volta che ha reso plausibili eventi strani ed esseri bizzarri, venendo così a stabilire una mitologia in immagini.
Da questo punto di vista i primi cinquanta ani di cinema sono stati di una ricchezza prodigiosa. Al giorno d’oggi è difficile per un “mostro” dello schermo rivaleggiare con Nosferatu, Frankenstein o King Kong, impossibile per un ballerino essere più aggraziato di Fred Astaire, per una vamp essere più enigmatica e pericolosa di Marlene Dietrich, per un comico essere più inventivo e buffo di Charlie Chaplin.
Il cinema sonoro, dopo qualche sbandamento, ha trovato così la sua via girando i remakes dei film muti e persino i remakes a colori dei film in bianco e nero.
Ad ogni tappa, ad ogni progresso tecnico, ad ogni nuova invenzione, il cinema perde in poesia ciò che guadagna in intelligenza, perde in mistero ciò che guadagna in realismo. Il suono stereofonico, lo schermo gigante, le vibrazioni sonore percepibili direttamente nella poltrona o ancora le prove di tridimensionalità possono aiutare l’industria a vivere e sopravvivere, ma niente di tutto ciò aiuterà il cinema a restare un’arte.
L’arte cinematografica non può esistere se non nella forma di un tradimento ben ordito ai danni della realtà. Tutti i grandi cineasti dicono NO a qualcosa. Un esempio è il rifiuto di utilizzare esterni reali di Federico Fellini, il rifiuto della musica di sottofondo di Ingmar Bergman, il rifiuto di utilizzare attori professionisti di Robert Bresson, il rifiuto di utilizzare scene documentarie di Alfred Hitchcock.
Se ottantacinque anni dopo la sua invenzione il cinema esiste ancora, è grazie alla sola cosa di cui non troverete traccia in questo magnifico libro (l’articolo è la prefazione ad una storia del cinema, ndt): una buona sceneggiatura, una buona storia raccontata con precisione ed invenzione. Con precisione, poiché è necessario in un film mettere in chiaro e classificare tutte le informazioni per preservare l’interesse dello spettatore, con invenzione, poiché è importante creare una fantasia per dare un piacere al pubblico. Spero che la citazione della parola PIACERE non sorprenderà il lettore. Buster Keaton, Ernst Lubitsch, Howard Hawks hanno riflettuto più di ogni altro loro collega, sempre al fine di regalare anzitutto del piacere.
Oggi, nelle Università, si insegna il cinema allo stesso titolo che la letteratura o le scienze. Ciò può essere una buona cosa, a condizione che i professori non portino i loro studenti a preferire l’aridità del documentario alla fantasia della finzione, la teoria all’istinto. Non dimentichiamoci che le idee sono meno interessanti degli esseri umani che le inventano, le modificano, le perfezionano o le tradiscono.
Certi professori, giornalisti o semplici osservatori hanno delle volte l’ambizione di voler decidere essi stessi ciò che è culturale e quello che non lo è, potete essere certi che essi metteranno Lousiana Story nella prima categoria e Laurel and Hardy nella seconda. Ora, io credo fermamente che sia necessario rifiutare ogni gerarchia tra generi e considerare ciò che è culturale come semplicemente ciò che ci piace, ci distrae, ci interessa, ci aiuta a vivere. “Tutti i film nascono liberi ed uguali” ha scritto André Bazin.
Il cineasta più sensuale al mondo, Jean Renoir, che non amava per niente le macchine, non si stancava di citare questa frase di Pascal: “Ciò che interessa l’uomo, è l’uomo”.
Questo libro splendido dal titolo “The book of the cinema” vi mostra delle macchine e degli uomini. E leggendolo e guardandolo si capisce perfettamente come il cinema dia il suo meglio ogni volta che l’uomo-cineasta riesce a piegare la macchina secondo i suoi desideri e di conseguenza a condurci nel suo sogno.

Traduzione della prefazione di François Truffaut al libro “The Book of the cinema” di Mitchelle Bealey, 1979


di: DHARMABOY

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