GOMO

Questo portoghese è proprio figo!

GOMO, Best of.    

Supporti > Ricordo ancora la prima volta che ho incrociato la strada di Gomo. Era il primo gennaio del 2005, di sera. Stanco e sfatto stavo avendo una discussione tutt’altro che allegra con una persona piuttosto importante per me. Ad un certo punto parte “Feelin’ alive”. Io non ascoltavo più, ipnotizzato da una canzoncina facile facile ma divertente e un video assolutamente straordinario (ricordate? Il video del video fai-da-te). “Gomo... uhm” mi dissi. Mesi dopo un altro video ottimo (l’agenzia di sfogo, chiamiamola così) in mezzo a immagini altrui assolutamente ridicole e inguardabili. Quel brano “I wonder”, fa scattare l’acquisto del disco, intitolato lapalissianamente e con estrema autoironia “Best of”, visto che è il primo. Disco che in realtà è del 2004 ma in Italia ariva solamente nel 2006 grazie a Homesleep e Santeria, sebbene la strada dal Portogallo a qui è poca. Già , un portoghese, chi l’avrebbe detto? Un lusitano che ha fatto centro con una ricetta che per metà è composta da un ibrido tra il Beck meno estremo, lo Stephen Malkmus più pop, la classicità dei Pavement, i primi Eels e qualche soluzione alla Grandaddy, e l’altra metà fatta di pura cazzonaggine e divertimento senza pretese. Tastierine sbarazzine, ritmi allegri e coretti istiganti l’ilarità , drum-machine, ma anche brani ben pensati e chitarre acustiche a riempire il tutto. Un disco per sorridere, per ballare, per fare casino, per essere felici. Pezzi quali “Proud to be bald”, “November 6th”, “Be caught with the train” o “It’s all worth it” sono delle chicche. Parafrasando una vecchia battuta di Friends, Gomo non è felice, no, è come Babbo Natale, che sniffa cocaina, a Disneyland, mentre sta facendo sesso. Vedete voi. Però anche Babbo Natale ha i suoi momenti no: “Santa’s depression” (per il titolo, ovvio) ma soprattutto “You never come” (per tutto il resto). Qualche ingenuità da limare, qualche sbandata da correggere, qualcosa da sistemare nei testi, a parte questo un disco sorprendente. Un po’ paraculo alle volte, ma sempre brillante.


di: Felson

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GOMO Best of
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