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MS. JOHN SODA

Samplings sometimes go wrong

MS JOHN SODA, .    

Supporti > Due forze opposte, entrambe potenti e decise anzichenò, si scontravano in me riguardo a questo disco. La prima, quella buona, si esprimeva constatando che il video della band, che da qualche tempo gira con buona rotazione sulle tivvù musicali dei giovani, aveva sollecitato la mia attenzione: un’elementare successione di accordi chitarristici discendenti verso il basso, accattivanti e sghembi, provenienti da una fenderjazzmaster scalcagnata e dotata di corde ormai non più nuove, accompagnata a una voce che, mandate a memoria le indolenze canterine di Sua Maestà Kim Gordon, si produce in una cantilena bambinesca scandita da una confessione di mancanza di memoria nel testo; su tutto, a rumorizzare il brano, discreti interventi di minimal electronica a colorare la più scazzata delle batterie: attente ricerche (su quel canale non dicono il titolo dei video che mandano, e la cosa in realtà mi piace pure, anche se talvolta si rivela scomoda assai) mi avevano poi suggerito il nome della canzone (No. One, guarda un po’), e spinto a saperne di più sul gruppo. E qui, ecco la suddetta forza contraria, quella negativa: ovvero il fatto che i Ms. John Soda appartengano a quel giro di musicisti facenti capo a band di culto della scena indietronica di provenienza krauta, quali i Notwist e i Lali Puna, cioè proprio il tipo di musica elettronica che, per carità divina, è fatta bene, talvolta MOLTO bene, con grande e raffinato gusto, ma con quella posa al contempo sfighé e super cool che, pur non impedendomi di riconoscerne i più che buoni esiti, non mi sfagiola granché: a questa musica, allora, preferisco quella di chi osa di più, magari non tanto o per forza a livello di suoni, quanto di destrutturazione compositiva e altre pippe mentali, come fanno ad esempio i Matmos (di cui dirò prossimamente, appena mi parrà di averci capito qualcosa del loro nuovo disco), o come faceva Aphex Twin. Solitamente. Perché comunque quel pezzo sentito e visto mi sfriccicava più di una curiosità e di una voglia di dare un ascolto meno superficiale e pregiudiziale a Notes And The Like. E quindi, che dire? Che in effetti qui non c’è da gridare al miracolo, ché il brano del video rimane senza dubbio il picco più alto dell’opera. Che, poi, i Ms. John Soda, in questo seguito a No P Or D, annata 2002, affinano una personalità ben chiara, fatta di gentilezza nella velleità elettronica, di un’evidente matrice, per l’appunto, Notwist, e di una spiccata attitudine indie da “secondi-anni-’90”, diciamo quelli da Kid A in avanti (l’importanza del quale è fondamentale non tanto e non solo per i traguardi lì raggiunti dai Radiohead, quanto nell’influenza e, vorrei dire, nel misunderstanding che ha prodotto in chi si è cimentato nella contaminazione elettronica POST quel lavoro). Aggiungete a questi ingredienti il costante lavorio di un quartetto d’archi, a seconda degli episodi usato in modo più o meno efficace. E un generale sfoggio vagamente nerd di soluzioni ritmiche, musica “suonata” e scrittura timidamente malinconiche. Ma timidamente, eh, che sennò è volgare. Così che il giudizio galleggia sospeso, proprio quanto la musica dei Ms. John Soda: piace tenerla lì, e farsela entrare in testa quando i pezzi giran bene, vedi in Outlined View (eco incestuosa tra certi New Order e gli Stereolab) e Sometimes Stop, Sometimes Go, in cui la voce della cantantessa Stephanie Boehm modula armonie delicate, ma che altre volte invece proprio non ti seduce e si accontenta di ristagnare in sottofondo. Il che raramente, per come la vedo io, va bene (e ne sono esempio Line By Line, o Hands): sono quegli episodi che, per capirci, svelano pericolose e oblique affinità con le meno efficaci trovate di Max Gazzé, o con l’ultima fatica dei La Crus. La sfumatura gentile, che sceglie di non disturbare troppo e di non alzare la voce, mica che poi si dia noia a qualcuno che per caso passa di lì. E boh, qui, gusti e ideologie di chi scrive a parte, si tratta di capire se l’obiettivo è centrato. Ritengo che si possa a buon titolo dire di sì, pur se rimane, a inficiare il mio pollice verso, che alla Musica io preferisco dichiarare che “Sei più bella vestita di lividi”. Ché tutto il resto, spesso, è noia.


di: BLIXA

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