UZAK

Il bellissimo film di Nuri Bilge

Nuri Bilge Ceylan, UZAK. 2003    

Film > C’è almeno una cosa che stordisce nel bellissimo film di Nuri Bilge Ceylan, ed è il senso dello spazio e la coscienza della sua rappresentazione. Basti la grandissima intelligenza con cui vengono insinuate delle zone “luminose” in mondi che tendono facilmente ad una terribile sensazione di claustrofobia: nelle riprese esterne, la neve, che imbianca senza che ce lo si aspetti una Istanbul sinonimo di provvisorietà, chiusura, assenza totale di prospettive (ed è lo specchio del personaggio di Yusuf, arrivato dalla campagna alla disperata ricerca di un lavoro); per gli spazi interni, i quadrati di luce che rompono il grigiore di un appartamento in cui ci si costringe a vivere come topi (e il topo, che è “personaggio” assente/presente del film stesso, è in questo senso una vera allegoria: si veda il personaggio di Mahmut, che passa le sue giornate tra le mura di casa a piangere sugli errori passati). È proprio a partire da questa lucidità di “narrazione dei luoghi” (è il caso di dirlo) che riesce ad emergere una stupefacente sensibilità di descrizione psicologica dei personaggi: i cugini protagonisti non potrebbero diventare il racconto così efficace di due emblematiche solitudini se non ci fosse alle spalle una tale consapevolezza dello spazio (filmico) che li ospita. L’inadeguatezza, i ricordi, le ambizioni sbagliate, gli amori, i vizi, la disperazione, e tutti gli altri motivi di cui i due protagonisti (e il film) si compongono restano un riflesso, una conseguenza, l’approdo ultimo di un cinema che comincia dalla realtà, anche topograficamente parlando.


di: MATTIA C.

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