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LE CHIAVI DI CASA

Le chiavi del cinema italiano

Gianni Amelio, LE CHIAVI DI CASA . 2004    

Film > Gianni Amelio nasce a S. Pietro Magisano, Catanzaro nel 1945 ed esordisce in Italia alla regia sul grande schermo nel 1967 con Undici immigranti e Il campione, e prosegue il suo cammino nel 1970 con il primo film TV La fine del gioco, nel 1970.
Con La città del sole, (1603) opera maggiore di Tommaso Campanella monaco domenicano, filosofo, poeta e rivoluzionario calabrese, vissuto tra il sedicesimo e il diciassettesimo secolo, Amelio affronta come tema centrale del suo quarto film, il ruolo dell'intellettuale in rapporto al potere e all'azione, all'utopia di uno Stato comunistico e teocratico. Lo gira in 16 mm per la RAI. Sarà la prima di numerose collaborazioni tra l’azienda televisiva nazionale italiana e il regista calabro. Morte al lavoro del 1978 ha per tema il cinema, la sua memoria, la visione e il rapporto tra realtà e finzione, il rifiuto della vita e il successivo inevitabile rifugio nella finzione, come il successivo Effetti speciali dello stesso anno, nato con un copione da thriller di paura e il precedente Bertolucci secondo il cinema del 1976. Con Il piccolo Archimede del 1979, Amelio crea uno dei migliori film TV della RAI almeno secondo il critico Morandini. I velieri del 1982 spicca invece per un livello di raffinatezza formale che sfiora l'esercizio di regia e, aggiunge il regista: “Presenta un limite di accademismo come nessun mio altro film”. Anche questo Film TV, è frutto della sintesi tra il regista e mamma RAI, 3 questa volta. I ragazzi di via Panisperna del 1988, all’opera per la creazione della bomba atomica, non è un film biografico, ma un film TV di 3 ore, quietamente emozionante e inquieto. Così ridevano del 1998, undicesimo lungometraggio, di cui ben sei per la TV chiude un'ideale trilogia, con Il ladro di bambini del 1992 e il successivo Lamerica del 1994, che in bilico tra epica ed intimismo, realismo e metafora, si rivela un film di viaggio: il primo su quegli albanesi, che sfuggiti nel 1991 agli orrori del comunismo reale e attratti dalla merda televisiva, si precipitano verso l'Italia, illusoria America del paradiso capitalista.
L'amore fraterno, argomento di tanti film, non è mai stato raccontato, in modi così accesi come nella sua filmografia. In filigrana si può leggere il rapporto tra padri e figli, adulti e adolescenti, leitmotiv del suo cinema.
Oggi nelle Le chiavi di casa ci sono Kim Rossi Stuart e il giovanissimo Andrea Rossi.
Padre e figlio che non si conoscono. Ora, il giovane padre fuggito un momento prima del parto, torna sui suoi passi.
Vuole capire chi è la sua creatura e forse, perché l’ha lasciata.
Liberamente ispirato al libro “Due di Due” di Giuseppe Pontiggia, il film non è identico al romanzo.
Il nuovo toccante film di Gianni Amelio ha probabilmente qualche deficit contenutistico o narrativo, o è risultato forse poco commerciale ed internazionale per la kermesse Veneziana 2004.
Nessun premio in laguna per questo ennesimo salto nel sociale - famigliare del regista calabro.
Le chiavi di casa è uno sguardo critico sui problemi del mondo contemporaneo, con un suo personalissimo taglio visuale che mescola pubblico, politico e privato.
Il delicatissimo rapporto di un padre con il figlio handicappato è il cuore pulsante di questo romanzo da schermo. Ospedali esteri. Ospedali italiani. Viaggi di sguardi sul treno. Sorrisi amari e dolci lacrime si mescolano tra le braccia dei nostri protagonisti. Tanto silenzio parlato negli occhi di chi vive in questo spaccato famigliare.
Empatizziamo subito con loro. Bastano pochi minuti di visione. La produzione è italo-francese e Charlotte Rampling, madrina dal tocco tutto parisienne è una mamma che sa. Che ha capito che nella vita gli sbagli si possono anche fare e che c’è sempre spazio per migliorare. I suoi occhi sono segnati dal sacrificio che ha sostenuto, ma ha ancora moltissimo da dare a sua figlia, che soffre della stesso handicap del piccolo Andrea, ma in una forma più paralizzante.
Le chiavi di casa si gusta tutto d’un fiato con una colonna sonora appena accennata. Non è un film intrusivo ed invasivo. Amelio non vuole convincerci, ci accompagna insieme ai due protagonisti in un viaggio della conoscenza familiare. Speciale


di: CRISTIAN B.

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