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LADYKILLERS

La signora Omicidi si aggira sulla Croisette

Ethan Coen, Joel Coen, LADYKILLERS. 2004    

Film > Si dice che il prof. Marcus, interpretato nell’originale da Alec Guinness, Ben, Obi-Wan Kenobi di Star Wars, episodi finali, fosse modellato sull’aspetto fisico del celebre critico e saggista Kenneth Tynan che allora lavorava alla Healing produzioni cinematografiche come consulente letterario.
Mistero, menzogna, celato, oscuro o nascosto, il corridoio tra vero e falso, realtà surreale o grottesca finzione, corre stringendosi ad imbuto. Senza mai serrarsi.
Come sempre nella tradizione Coen la verità si cela e si rivela a singhiozzi ritmati.
Nel ‘55, in Gran Bretagna La signora omicidi, per la regia di Alexander Mackendrick, oggi la LadyKillers dei fratelli Joel ed Ethan Coen.
Subito, cameo special per Bruce Campbell, Asheroe di Army Of Darkness (L’armata delle tenebre, 1993), attore-feticcio del regista di Spider-Man, Sam Raimi, considerato da più parti, il terzo fratello dei Coen se i Coen avessero un terzo fratello.
In Ladykillers, Campbell è consulente animalista sul set della pubblicità di un simpatico cagnolino che agonizza dietro una maschera antigas.
Chissà che i brothers non strizzino l’occhio al terrorismo incarnando come nella buona tradizione horror a stelle e strisce, le paure più ancestrali, come i dischi volanti ne The Man Who Wasn’t There (L’uomo che non c’era, 2001) o Leonard Smalls, il motociclista infernale che rapisce i bambini di Raising Arizona (Arizona Junior, 1991).
I Coen continuano nella loro tipica esaltazione iconografica di coloratissimi e istrionici personaggi, sempre eccessivi: ma questa volta qualcosa è andato storto, mancano Bushemi, Goodman, Turturro, pezzi da novanta della Coen Band.
Ancora Noir Coen. Ma è questa volta è una commedia.
Il primo loro vero remake dichiarato, non sotteso o presunto.
Al profumo di cotone, lungo un Mississipi solcato da grandi barconi, giù fino all’estuario. Acque scure si mescolano al mare lambendo un’isola-montagna di rifiuti, che sta ad aspettarne altri, con quel ritmo musicale scanzonato di chi con la fatica dei campi e il sudore del Sud, torna verso casa. Un film dei Coen ti accoglie.
Con uno stile garbato sei subito immerso in una favola reale. Abitata da favole viventi.
E’ il momento di Tom Hanks, dopo Tim Robbins, Jeff bridges, George Clooney e Billy Bob Thornton , e prima di, si dice in giro, Tom Cruise.
Dall’Inghilterra del ’55 agli splendidi canti gospel, trasformati in trait d’union tra scene comico grottesche in puro stile coeniano. L’America dei perdenti, degli ultimi, di quelli che rincorrono il sogno si riunisce, al soldo di un eccentrico professore nei sotterranei della casa di una tranquilla mamy del south. Il sogno è l’arricchimento rapido.
Ma in tutti i modi e con tutti i mezzi. Il più facile. Una rapina.
Animo quello gangster che tanto ha dato alla storia del cinema noir americano. Un tunnel. Maldestramente architettata e organizzata dal prof. Dorr o abilmente sventata dalla devota battista signora Munson. Manson, murder. Gioco di parole del semiotico duo. L’uno Joel,studente con tanto di presunta tesi su Wittgenstein, il maggiore dei fratelli Coen, sempre accreditato come regista, mentre Ethan l’altra metà oscura,è il produttore, ma tutto è a quattro mani, non soltanto le sceneggiature.
I due del Minnesota confezionano un film con grandi aspirazioni,
come tentare un remake nell’anno solare 2004.
Trascinato da un coraggiosamente finto-sapiente, honoris causa all’Università dell’immaginario, Hanks: Goldthwait Igginson Dorr, mente, di quest’inseguimento, crime story, con qualche strizzata al passato Arizona Junior, per le riprese in steady cam.
Correva l’anno 1987, ma ancora nel 2004 cani e gatti la fanno da protagonisti.


di: CRISTIAN B.

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