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CELEBRATION

Un pulsante e sexy Voodoo metropolitano

CELEBRATION, CELEBRATION. 4AD 2006    

Supporti > Immaginate una femminea voce gutturale che sbraita laceranti ululati o che riluce di scheggianti suadenze, e intanto agita forte primordiali percussioni. A questo aggiungete una altrettanto primordiale sezione ritmica a sferzare le melodie con appoggi asimmetrici. Infine shakerate con abbondanti dosi di indiavolati organetti Hammond, speziate con rudi interventi di sintetizzatori e illudetevi con frammenti di consolatori bassi e chitarre che intervengono proprio quando non dovrebbero.
La polvere da sparo che ne esce fuori risponde al nome di Celebration, e dell’omonimo disco che la band ha licenziato sul finire dell’anno passato per la gloriosissima etichetta 4AD (Bauhaus, Pixies e This Mortal Coil nel catalogo possono bastare?), ma che nel Belpaese è giunto solo questa primavera, per le consuete disparità cronologiche tra produzione e distribuzione.
Avete bisogno di rassicuranti nomi di riferimento, giusto per farvi un’idea di quello che andreste ad ascoltare, se vi capitasse fra le orecchie questo dischetto? Beh, sarebbe facile sgranare il rosario: la No-Wave di Lydia Lunch senza la sua sessualità (War), le nervose geometricità dei Pere Ubu ma con meno intellettualismi (Holiday), la gelida alchimia funk dei Gang Of Four ma senza ideologia (Foxes), a tratti una Siouxsie Sioux che non gela così tanto il sangue quando penetra nelle viscere (China), la furia iconoclasta dei Birthday Party decontestualizzata dal loro bestiale nichilismo (Diamonds, che ricorda anche il Nick Cave di The Carny). E quant’altro vi possa passare per la mente che sia in spirito affine agli anni 1980-1981.
Passatismo retro, dunque? Esercizio di nostalgia applicata? Retorica della mimesi artistica? Karaoke revival come va tanto di moda oggidì? Nient’affatto. Perché invece ‘sta roba suona fresca come se fossimo innocenti verginelli che per la prima volta hanno a che fare con le loro pulsioni sessuali. Già, questo Celebration infatti è proprio uno di quei perfetti (e ahimé sempre più rari) casi in cui le influenze, pur rimanendo chiaramente riconoscibili, vengono sul serio fatte proprie e metabolizzate in qualcosa che non ha affatto il frusto sapore dello scimmiottamento, ma viene anzi declinato nella maniera più personale: tanto che si potrebbe dire che questo disco suona proprio come suonerebbe un gruppo che ideologicamente vive in quegli anni, e non ne mutua semplicemente le esteriorità, sonore o estetiche che siano (peraltro di per sé già molto fighe, parere di chi scrive almeno). Prendete la No-Wave, per esempio: qua si sente benissimo che Teenage Jesus e Arto Lindsay fanno parte del DNA dei tre membri della band. Però ne vien presa la vera essenza (il tribalismo ritmico, e il pulsare del beat, che anche nella new wave è spesso il misconosciuto tratto distintivo) rivestendola di sensibilità moderna e up-to-date, ricamandola magari, come in Lost Souls, di incandescenze dreamy e eteree come potrebbero comparire nei primi Blonde Redhead, o al contrario lasciandola sfogare come fosse un sabba voodoo estremamente torbido e sexy (Stars, uno dei pezzi migliori, tra l’altro con un geniale finale a colpi di bacchette e legnetti). Sfoggi di negritudine alquanto balsamici, certo in qualche modo accentuati dalla collaborazione con membri dei TV On The Radio, altri newyorkesi particolarmente capaci di fondere mondi tra loro meno lontani di quanto sembri come la new wave e la musica black.
Altrove è invece l’uso preponderante della tastiera a salvare da pericolose affinità: in Ancient Animals l’organetto danza un flamenco con le percussioni, mentre in Tonight diventa quasi un torrido tappeto infuocato per i borboglii della cantante Katrina Ford. Alternati ai momenti più dinamici ci sono quelle che potrebbero essere definite anche ballate, ma che in realtà tali non sono, finendo per essere piuttosto allucinate marcette da circo rallentate e inquietanti (la già citata Diamonds, o Good Ship): atmosfere da battello ebbro e da febbre divinatoria, in un continuo viavai con la nevrosi.
Insomma, un viaggio iniziatico dentro universi altri, questo disco. Basta aver voglia di compierlo.


di: BLIXA

Articolo inserito il: 2006-07-21


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