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GREG GRAFFIN

Panni sciacquati nel Mississippi.

GREG GRAFFIN, Cold As The Clay. Anti Records 2006    

Supporti > Mi arriva tra le mani questo disco. Scorgo il nome di Greg Graffin e mi incuriosisco. I miei trascorsi da giovane punkrocker riemergono. Un impulso irrefrenabile ad andare a rispolverare dall'armadio qualche vecchia maglietta dei Rancid o dei Nofx si impossessa di me. Riesco a non farmi prendere troppo dalla nostalgia e desisto, ma sono romanticamente attratto da un disco solista della storica voce dei Bad Religion. L'infantile entusiasmo si placa presto, però. I primi secondi del primo brano e le note all'interno del booklet mi spiegano che il tempo passa per tutti (anche per i punk!). Anche per il buon vecchio Graffin è venuto il momento di una scelta matura e di raccontare e di raccontarsi. Attraverso ciò che, fin da piccolo, molto lo ha influenzato: la musica country.


Il disco è infatti un didascalico percorso di traditional americani dall'inizio del secolo scorso (tra cui una "Little Sadie" affrontata già qualche anno fa da Lanegan, che, a dir la verità, arrivò a toccare altre magnifiche ed oscure vette emozionali), inframezzati da pezzi originali, di buona fattura e ispirazione. Affiora qui il classico songwriting di Greg, immerso però in atmosfere e sonorità che seguono, stilisticamente, questo viaggio a ritroso tra le radici di un uomo di mezz'età cresciuto tra i campi del Wisconsin,


accompagnato come backing band dai Weakertans e da altri musicisti del circuito losangelino (notevole la presenza di Jolie Holland come seconda voce in un paio di pezzi).


"L'idea - racconta lo stesso Graffin - nacque in studio, durante alcune sessions di registrazione coi Bad Religion. Attaccai "Omie Wise" con una vecchia chitarra acustica. Brett Gurewitz, nostro compagno e produttore, mi sentì. Il suo stupore fu il primo seme per la creazione di questo disco". Come Springsteen, di recente, con le sue Seeger Sessions, si attinge per la scelta dei brani dal patrimonio Americano. Le lotte, le paure e le nuove speranze dei primi del Novecento, narrati in quella nascente espressione che era la forma-canzone. Gli arrangiamenti, che cercano di ricalcare il più possibile gli originali, sono caldi e immediati. Tra banjo, armonica e suoni acustici, rigorosamente in presa diretta, Grafdfin può così rendere pubblica la sua passione per Neil Young, The Band e Gram Parsons. Una passione che ci arriva in tutta la sua onestà.


Ecco, l'onestà! Eccoli qui i vecchi Bad Religion! Capisco ora, che cosa dieci anni fa mi colpiva direttamente allo stomaco in quei due minuti e mezzo secchi e velocissimi che erano una canzone dei Bad Religion. Il sottofondo di sincerità dietro le chitarre taglienti o le batterie a mille all'ora. Così questo disco non cambierà la storia della musica, né la mia. Mi ha fatto però ascoltare qualcuno felice e fiero di proporre una parte di sé. E di questi tempi non è poco.


Già, il tempo passa per tutti, ma certe cose, grazie al Cielo, restano.


di: MY FRIEND GOO

Articolo inserito il: 2006-09-16


GREG GRAFFIN