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MELLONCEK

quando il gusto si unisce alla fantasia

MELLONCEK, MELLONCEK. Krakatoa/Ghost records 2005    

Supporti > Il disco omonimo d'esordio dei Melloncek, è un disco di qualità.

Membro fondatore e ideologo del suono Melloncek è sicuramente Andrea Castelli, già bassista degli Shandon, che con la decennale collaborazione con il batterista Matteo Noviello, hanno dato il via alle improvvisazioni che hanno portato poi, lavorando con un gruppo di musicisti dalle svariate esperienze, Thomas Peres alla chitarra, Alberto Culot piano elettrico, Alberto Bollettieri trombone, Renzo Rossetti sax e flauto traverso, a confluire nelle sonorità free jazz rock per nulla scontate, e a tutte le altre influenze a vasto raggio che è difficile, e per fortuna, catalogare in un unico settore la musica che producono.

Si potrebbe tranquillamente definire progressive anni '70, quello vero dei "Biglietto del Tram", o degli "Arti e Mestieri", gli "Osanna", i "Van der Graff Generator", azzardo qualcosa dei "King Crimson".

Oppure post rock con quegli intarsi di hammond, tra chitarre appena disturbate, e giri di basso molto profondi, a tromboni e sax mai fuori luogo.

Tutti i brani sono probabilmente frutto di ore e ore di improvvisazioni al limite, ma poi sviluppati nella forma standard molto valide.

Tra le varie tracce, a parte i pochi secondi di intro ottenuti dalle fusa di un gattino, quella più stimolante per me è; "hank" forse un omaggio all'alter ego di C.Bukowski, un giro di basso davvero elegante, e un intreccio di tromba e trombone sopra un pianoforte davvero molto intrigante con dei fraseggi belli veloci, e quegli stop di batteria, davvero un pezzo d'avanguardia.

"Russian Sick sound", anche qui troviamo degli alti e bassi degli strumenti che s'intersecano tra loro, mi ricordano molto alcune cose delle "Orme", e la batteria alcuni passaggi di "B.Cobham" ai tempi della "Mahavisnu orchestra". Oppure "Oktober" e "Elwood Blues" (altro omaggio ai Fratelli Blues) e la finale "Grenoble".

Brani pregni di free jazz, di progressive con questi incedere di basso trafitto dalle chitarre in controcanto che lo accentuano ancora di più.

Il disco è ben omogeneo e non stanca, ti culla nel tuo viaggio mentale, un prodotto europeo, che travalica ogni confine, certo di non facile ascolto per chi è alla ricerca di musica leggera, ma se la musica è una passione onnivora, questo è un disco da avere.

Tenete d'occhio il loro sito per le date dal vivo, perchè se passano dalla vostra zona, vi consiglio di andare a sentirli.


di: bonfo

Articolo inserito il: 2006-10-30


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