UZEDA

Call me Sysiphus..

UZEDA, Stella. Touch & go    

Supporti > Intendiamoci. 'Stella', la nuova creatura Uzeda, è un disco a cui non manca assolutamente nulla. Giocato come nella migliore tradizione Uzeda fra sfuriate a là Jesus Lizard e nenie vagamente saporose di Blonde Redhead lato acido, 'Stella' regala otto brani ipnotici e pieni di pathos, credibili e densi. La produzione di Steve Albini (quello Steve Albini) è il solito valore aggiunto: il disco suona incredibilmente heavy e robusto pur mantenendo una naturalezza notevole, e la straordinaria macchina sonora/sonica del quartetto ne giova in maniera sostanziale.

Intendiamoci. La scrittura degli Uzeda, rodata e affilata da centinaia di concerti in giro per il mondo (nel curriculum della band anche un tour in apertura degli Shellac, tentacolare creazione dello stesso Steve Albini) non delude quasi mai: anche quando l'eredità dei Jesus Lizard si fa sentire in modo quasi ingombrante (l'opener “Wailing” è emblematica in questo senso) gli Uzeda riescono a mantenere una loro attitudine peculiare, anche e soprattutto grazie allo stile canoro di Giovanna Cacciola. I momenti di calo, che pure esistono – il mantra di “This heat”, che alla lunga stanca, o la sfuriata un po' sconnessa e confusa di “Gold” - non rovinano l'impressione di un disco fondalmente ben riuscito, un flusso sonico cupo e ininterrotto che a tratti riesce ad avvinghiare.

Ma.

(Perché i ma esistono sempre, specie per la figura mitologica del recensore mai contento).

'Stella', la nuova creatura Uzeda, non mi fa impazzire. Da fedele seguace degli spot Nissan Micra e del principio zen “Shift your expectations”, ho cercato di spiegare a me stesso cosa c'è che non va in un disco fondamentalmente ben prodotto e ben riuscito. Ci ho pensato, e ho deliberato quanto segue. Non solo 'Stella' è il disco giusto al momento sbagliato – cosa che potrebbe non essere negativa, e il passato ce lo insegna; ascoltando 'Stella' ho avuto l'impressione che gli Uzeda cerchino proprio questo, e credano più nella coerenza e nel 'no remorse, no regrets' che nella forza creativa. Una scelta, indubbiamente, e come tale da rispettare. Ma. “Se avete bisogno che le vostre band facciano concessioni all'ascoltatore, beh, scordatevene” recita il promo allegato al disco – ma se non concedi nulla all'ascoltatore, a chi devi concedere qualcosa? A nessuno! - griderebbe John Rambo eroe-di-guerra, e qui sta il punto. Questa sorta di machismo musicale, che porta le band di enorme (ripeto: enorme) livello come gli Uzeda a trasformarsi in Tafazzi per immolarsi al sacro fuoco della durezza & purezza, è a parer mio un tratto che sporca e svuota nel profondo anche le opere meglio riuscite. That's rock&roll, non c'è dubbio, ma l'amaro in bocca rimane.

Perciò.

Uscendo a bomba dal ruolo del nazirecensore, traggo emerite conclusioni. 'Stella' è un disco di genere, assolutamente devoto ai crismi di un genere, ambito in cui gli Uzeda si confermano assoluti protagonisti. Se credete nella vitale sfacciataggine della musica rock, nel colore e nell'incoerenza che hanno fatto – per esempio – dei Clash una delle più esaltanti vicende artistiche degli ultimi cinquant'anni, beh.. non avvicinatevi nemmeno: 'Stella' è affascinante, ma quelli come voi li morde. Se credete nel cuore, nel coraggio e nella coerenza di chi come Sisifo porta la sua pietra fino alla cima del monte, non solo questo è il vostro disco: di più. Questa è la vostra band.


di: gizmo

Articolo inserito il: 2006-11-10


UZEDA Stella
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