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TV ON THE RADIO

E se ci mette la faccia David Bowie...

TV ON THE RADIO, Return To Cookie Mountain. 4AD 2006    

Supporti > Inafferrabile, sfuggente e nebuloso. Queste le prime impressioni che mi suggeriva l’ascolto della seconda prova sulla lunga distanza del collettivo newyorkese, di sicuro una delle realtà più interessanti e affascinanti dell’odierno panorama musicale. Per questo è passato così tanto tempo (mezz’anno!), prima che volessi provare a scriverne qualcosa. E in realtà nemmeno ora ho ben capito se questo disco mi convince per davvero. Un apparentemente inconciliabile guazzabuglio sonoro che fonde la matrice black (gospel e soul compresi: date un ascolto a “Province”, per farvene un’idea, e occhio a chi fa i cori nel ritornello: addirittura Sua Maestà da-poco-sessantenne David Bowie…) con le sfumature e gli alfabeti della new wave, e in particolare di quella newwave eterea e scontornata che ha nei primi Cocteau Twins e in generale nel suono di marca 4AD (non a caso l’etichetta per cui incidono i Nostri) i principali rappresentanti.

Suoni tagliati e taglienti, curatissimi e ottimizzati al meglio (“I Was A Lover” è forse la canzone-manifesto, quanto a esiti raggiunti: beat sghembi, campionature fuori tempo, e al minuto 2.35 un pianoforte ribaldo che acciacca), atmosfere scure eppure decisamente soul, falsetti e collaborazioni (oltre al Duca, Kazu dei Blonde Redhead in “Hours”), tantissima e variegata carne al fuoco: “Wolf Like Me” è catchy come un singolo di Prince, ma con la batteria drum’n’bass e un basso fuzzettone che guida il tutto. Più avanti nel disco, quando i dinamismi rallentano e le atmosfere si rarefanno, sono echi etnici a prendere vita (si veda “Method”, con i suoi sonagli e la melodia tribale della voce, poi a sorpresa doppiata da un fiato), cosa anche questa che per certi versi da un disco 4AD può non sorprendere così tanto. O improbabili marcette, come in “Let The Devil In”. Eppure.

Eppure al di là dei suoni, che quando non sono belli sono comunque molto più che interessanti, al di là delle atmosfere, che affascinano perché non sai nemmeno dire bene che genere di atmosfere comunichino, se inquietudine (e i falsetti delle voci più volte ci vanno vicini), attonito stordimento o altro ( “Playhouses” ad esempio è una bella botta di suono), al di là della musica, qualcosa rimane, per cui Return To Cookie Mountain non mi finisce di piacere fino in fondo, pur essendo oggettivamente un bel disco. E’ che l’ascolto affatica un po’: saranno l’uso della voce, saranno la scrittura dei pezzi, che a volte mostra un po’ la corda, specie verso la fine del disco (“Dirty Whirl”, lo pseudoblues di “Blues From Down Here”), ma ascoltare tutta di fila questa collezione di brani è impresa che davvero un piccipoco rende stanchini, anche se detta così non è una gran bella cosa. Ma in fondo era lo stesso lieve calo che avvertivo (e forse anche in misura maggiore) nel precedente Desperate Youth, Blood Thirsty Babes, e che mi fa pensare che i TV On The Radio abbiano tante belle cose da dire, ma troppa foga di dirle tutte assieme, finendo per appesantire chi si avvicina alla loro musica.
Che comunque è, e rimane, decisamente intrigante e da seguire.


di: BLIXA

Articolo inserito il: 2007-01-17


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