BLOOMRIOT > Sentito > GRINDERMAN

GRINDERMAN

L'insostenibile leggerezza di Mr. Cave

GRINDERMAN, Grinderman. Mute Records 2007    

Supporti > "Devo tirarmi su per poi cadere e riiniziare tutto di nuovo, scalciare quei topi bianchi e quei cani neri, quei babbuini, e tutti quegli stronzi via da qui”. E’ con questa dichiarazione, che poi libera un riff di chitarra sporcacciona, che parte “Get It On”, ouverture di Grinderman, la nuova incarnazione di Nick Cave insieme a una versione ridotta dei Bad Seeds.



Prima di tutto una collezione di brani liberatoria, senza filtri e intellettualismi, se volete accostabile per certi versi a Nocturama (di cui è però più efficace) ma anche a Murder Ballads, con la quale Nick festeggia i suoi cinquant’anni in modo spensierato e palesemente prendendo per i fondelli se stesso e chi da lui si aspetta sempre e comunque qualcosa di serio e rivelatore (e beninteso: pronto a ghignarsela sotto i baffoni, cifra estetica di questo Cave “parallelo”, leggendo chi vaticinia il disco come un patetico tentativo di tornar giovane da parte di un matusa imbolsito: invece anche questo è un disco che fa “kicking against the pricks”).



Brani grezzi e senza fronzoli, asciutti laddove l’ultimo Cave è invece più orchestrale, nati come idea durante la lavorazione del precedente doppio disco della band-madre, e poi registrati in stile “buona la prima” a Parigi, nel febbraio dell’anno scorso. Brani in cui la componente di improvvisazione è molto spesso predominante, anche nelle liriche, che se attingono da illustri ispiratori quali Hyeronimous Bosch o la narrazione della fuga in Egitto lo fanno solo perché ormai è a riferimenti culturali molto alti che King Ink è uso guardare, nello scegliere i propri universi semantici. E soprattutto brani in cui è l’elemento pulsante, sexy e alquanto fisico del groove, a elaborare le dinamiche: niente (o quasi) pianoforte, Cave imbraccia e dissangua la chitarra, mentre Warren Ellis oltre a violino e viola usa anche bouzouki ma non disdegna di maltrattare a sua volta la chitarra, e Martyn Casey e Jim Sclavunos forniscono un adeguato e sempre insinuante supporto ritmico al tutto, per una sensazione che è davvero, anche nei momenti più fermi e tranquilli, quella di un disco molto "sessuale".



L’attacco del disco è da paura: “Get It On” e il singolo “No Pussy Blues” (humour Caveiano d.o.c., nel testo) sono il solo blues possibile oggidì, scarno, brutto e cattivo, abraso da nervosismi no-wave e filo-Captain Beefheart (molto più che di echi alla Birthday Party, come pure verrebbe naturale dire), e vengono seguiti da “Electric Alice”, tenuta su da dei sonagli che danno il tempo, e su cui Ellis si sbizzarrisce con dei droni di violino distorto davvero maligni, per poi dilavarsi nel metamphetamine blues della title-track, che porta ai giorni di Firstborn Is Dead, nell’approccio alla canzone e alla sua struttura: chitarra che sembra suonata dal Bargeld dei tempi d’oro e Cave che declama, più beffardo e incombente che mai.



Ma non è soltanto brivido e angoscia, questo Grinderman: anestetizzata la tensione con “Depth Charge Ethel”, ecco la quasi sbarazzina “Go Tell The Women” e la sua chitarrina sghemba, e la solo apparentemente innocua “I Don’t Need You (To Set Me Free)”, con Casey che torna sotto i riflettori nella strofa, prima che il ritornello si apra solenne. Poi via, di nuovo a mille all’ora con “Honey Bee (Let’s Fly To Mars)” e il suo indemoniato organetto, Nick che imita il verso delle api e un tappetone di (forse) basso a mettere i brividi come se fosse un bombardiere in avvicinamento a una città. “Man In The Moon” è forse l’unico episodio sinceramente accorato (quel “my daddy was an astronaut” potrebbe essere un riferimento a Cave senior, da sempre figura cardine del Nostro), e insieme alla successiva, struggente e intensa “When Love Comes Down” si incarica di far venire la pelle d’oca alta così, prima che il pathos si faccia ancora beata ignoranza nella conclusiva “Love Bomb”.



E quindi? Quindi questo Cave più frivolo e vezzoso, che si gongola nella sua veste discola e sguaiata piace e diverte come quando è serissimo. E soprattutto, forse più libero di lasciarsi andare a toni più caustici, si conferma (semmai ce ne fosse bisogno) vitale e in forma.



E in fondo rivela la verità anche se (anzi, proprio perché, verrebbe da dire) fa finta di essere semplicemente un cazzone


di: BLIXA

Articolo inserito il: 2007-03-06


GRINDERMAN