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PAIN OF SALVATION

L'arte che arriva dalla Svezia

PAIN OF SALVATION, . - 2007-03-02    

Live > Primo focus: le luci, l’atmosfera. Luci minimali ma accecanti posizionate su un palco scarno di amplificatori (i P.O.S.difatti utilizzano quasi esclusivamente POD e rack) illuminano a tratti ed in maniera teatralmente post moderna i volti di un pubblico accorso davvero numeroso all’evento, a tributare il loro supporto ad una delle band più eclettiche ed interessanti nel panorama del prog metal di oggi.
Accolti ed incoraggiati da un lungo e roboante coro di P.O.S.! P.O.S.! i cinque svedesi si presentano sul palco attaccando una convincente Scarsick (title track dell’ultimo album), dove Daniel Gildenlow detiene principalmente l’attenzione del pubblico, con la sua voce estroversa, capace di passare da note altissime a parti rappate.
Il secondo chitarrista Johan Hallgren lo supporta in modo eccellente, sfoderando doti vocali e presenza scenica di sicuro impatto.
Il trasformismo la fa da padrone per tutto il corso del concerto; i pezzi del nuovo lavoro si snodano in un cursus accattivante, alternati alle ben conosciute Ashes, Foreword, Diffidentia e altre ancora, ripercorrendo più o meno tutta la loro carriera, da Entropia, del 1997, a The Perfect Element, passando per One hour by the concrete Lake a Be. Unica nota di demerito, a mio avviso, è l’aver scartato dalla scaletta di questa sera altri pezzi tratti proprio da “Be”, che invece la band aveva eccellentemente eseguito in quel del Live Club di Trezzo d’Adda il 17 settembre 2005.
Il pubblico risponde con calore ed ammirazione, convinto da una performance che scenicamente regala emozioni (il chitarrista Johan Hallgren si muove sulla scena a grandi falcate, accennando uno stile quasi nu metal, il Daniel alla voce e alla chitarra incanta) e qualitativamente ineccepibile. Il nuovo bassista, Simon Andersson, appare timido, ma le sue parti di basso (slappato su I’m not afraid of you) sono incalzanti e ritmicamente precise, fuse insieme alla solida batteria di Johan Langell, dove le tastiere cupe e quasi doom di Fredrik Hermansson tessono atmosfere d’altri tempi, di latri mondi quasi. E non ultimo i cori: precisi, dirompenti, magnificamente arrangiati.
Il momento clou di massima partecipazione del pubblico avviene sulle note di Disco Queen, pezzo tratto da Scarsick e insolito per gli ascoltatori del metal: disco anni Settanta e ritornelli in falsetto elettrizzano letteralmente i presenti e l’esecuzione, ironica ma precisa, li soddisfa.
Il concerto si chiude con due bis inaspettati: la cover quasi psichedelica e straniante di Alleluiah di Leonard Cohen e Used (da The Perfect Element).
Atmosfera liquida e vibrante.


di: Ly

Articolo inserito il: 2007-03-19


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