BLOOMRIOT > Sentito > DIAFRAMMA

DIAFRAMMA

Lessico Familiare

DIAFRAMMA, Camminando Sul Lato Selvaggio. Diaframma/Self 2007    

Supporti > Ascoltare un disco dei Diaframma vuol dire immergersi in un discorso intimo, privato e profondamente (auto)referenziale: quello di Federico Fiumani con se stesso. Una aperta, lacerante e cruda affabulazione in cui il poetacantante parla di sé (e a sé), senza fronzoli, senza compiacimenti (che non siano casomai quelli di una lucida e spietata autoferocia) e senza infingimenti.

Ecco, la cosa che più arriva, degli ultimi lavori dei Diaframma, è proprio questa sincerità e convinzione di fondo, che travalica un discorso prettamente musicale (non troverete cesellatura artigiana dei suoni o studio approfondito degli arrangiamenti, e nemmeno un lavoro di ricerca o sperimentazione alcuna anche solo nella scrittura, dei brani: molto semplicemente perché non è questo, credo, che a Fiumani possa interessare) per abbracciarne uno più vasto, narrativo, senz’altro, ma anche per certi versi psicanalitico e, in un altro, etico. Laddove per etica si intenda un modo di intendere il senso, di scrivere canzoni, che è quello di essere una via di espressione, e di definizione/mitizzazione del sé. In fondo in fondo, se ci pensate, quella che era poi una genuina (e spesso dimenticata) rivendicazione dell’urlo del punk, al di là di eventuali nichilismi e uniformi estetiche.

Ecco che allora non ha probabilmente significato giudicare questo disco dal punto di vista del musicologo o del critico squisitamente musicale (che potrebbero appuntarsi la beata ingenuità rock di “Questo Romanzo”, la chitarrina senza pretese di “Grazie Davvero”, o in generale la primitiva semplicità elementare di tutti i brani, la voce che corre dietro agli accordi, il disinteresse verso una qualsivoglia forma di bello stile, metrica o disposizione in rima, cose che forse sarebbero stroncate senza pietà, se presentate da una band di giovani imberbi), ma piuttosto riconoscerne il valore all’interno di un discorso più esteso, metamusicale se vogliamo usare un parolone.

E in cui ha poco senso anche evidenziare magari un brano piuttosto che un altro, perché il discorso è sulla lunghezza del disco, che va fatto, e in modo tale da vedere ogni singolo brano come parte di un percorso: non perché si tratti di un concept album, ma perché ogni canzone è una tappa del percorso, non un semplice brano.

Vicini stilisticamente e come tematiche a quelli di Donne Mie, il disco solista da lui licenziato solo pochi mesi orsono, i brani di questo Camminando Sul Lato Selvaggio sono Fiumani allo stato puro: il rapporto conflittuale (politicamente scorretto negli apprezzamenti e nei rancori) e sconfitto per umiliazione con il gentil sesso (“Tu Fai Cantare Forte Il Motore”, “Come Una Droga Per Me”, “Mi Sento Un Mostro”, “Barbara 1992”, “Valentina”, “L’Orgia”, “Voglio Svegliarmi Presto”), gli appelli e i riferimenti al proprio mondo (“Andrea Torna Al Rock”, che si rivolge a Andrea Chimenti e chiama in causa il baustelliano Francesco Bianconi e Bobo Rondelli), l’episodio minimo ma inquietante di “C’è Un Uomo Là”, la lucidità quasi iancurtisiana di “Io, Proprio Io” e “Questo Ragazzo”. Su tutto lui, Federico Fiumani, con la sua voce che corre dietro bellamente sgraziata agli accordi per far stare dentro al giro di chitarra tutte, ma proprio tutte, le cose che vuole dire. Quell’aria che sembra ironica ma invece è semplicemente cronachistica e vera, nel raccontare, tanto che spesso sembra di leggere dei pezzi di giornale, più che dei testi di canzoni.

Tanto imperfetto e scritto in brutta calligrafia da risultare irresistibilmente affascinante, tanto volutamente poco ingentilito (ma non come i dischi lo-fi dei fighetti indie, che fanno il giro e suonano più pettinati di un singolo dei Dire Straits, sia ben chiaro!) da appiccicarsi addosso, tanto apparentemente strampalato e addirittura quasi demenziale (e invece quanto lontani siamo, dall’atmosfera della musica demenziale!) da rivelarsi invece ineluttabilmente doloroso e toccante: questo è il disco dei Diaframma.

Se non l’unico modo possibile di essere punk nel 2007, senz’altro quello più di cuore. E se non ne foste persuasi, leggete l’incipit di “Mi Sento Un Mostro”.


di: BLIXA

Articolo inserito il: 2007-03-26


DIAFRAMMA