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CARMEN CONSOLI

E non sono per niente stanca

CARMEN CONSOLI, . Forum, Assago (Mi) 2006-05-22    

Live > E’ bello quando pensi di conoscere già a memoria le strade che le tue emozioni percorreranno durante il concerto di un artista che stimi e segui da tanto, quando non ti aspetti nulla più di quanto ti ha sempre regalato, quando non pensi che emozioni ancora così forti possano scuoterti come in passato e forse anche di più.. e invece succede. Ancora una volta, come è sempre stato (ma hai pensato che tutto ciò non potesse durare) l’artista ti seduce sorprendendoti con la sua maestria e la sua capacità di rinnovare il passato, di ri-presentarlo sotto nuove vesti, apprezzabili se non altro per lo sforzo di scegliere anche pezzi non convenzionali. Tutto ciò se trascuriamo però la prima parte della performance, durata un paio d’ore abbondanti, che Carmen Consoli ha presentato ad un forum gremito ed impaziente. Album appena sfornato da due settimane, già in cima alle classifiche e già conosciuto a memoria da gran parte del pubblico intorno a me a pochi metri dal palco. “Eva contro Eva”, il titolo, che fa riferimento al famoso film degli anni ’50 con Bette Davis, ma anche alla Eva biblica – emblema del peccato originale e nello stesso tempo simbolo materno, che vuole alludere alla dualità di ognuno, in particolar modo a quella femminile. Alzatosi il sipario bianco, sul palco non si scorgono chitarre elettriche, e anzi compaiono fiati, viole, fisarmoniche e mandolini, ad accentuare più marcatamente una strada già intrapresa nell’album precedente dalla Cantantessa, che fa ritorno agli strumenti tipici della sua terra, alle sue radici culturali siciliane e alla dimensione acustica dei live. Tant’è che nell’album non è presente una sola distorsione, e la concentrazione è rivolta alla semplice difficoltà di chitarra acustica e voce, come nella migliore tradizione cantautorale e rock. “Rock nel senso di musica che rompe la maniera”, come afferma Carmen stessa in un’intervista pochi giorni dopo il concerto, durante la quale ho l’occasione anche di porle alcune domande a cui mi risponde con disponibilità e affabilità. Le chiedo se il passaggio da una fase più intimista della sua scrittura al dedicarsi al racconto di storie e vicende altrui sia stata una scelta più personale o piuttosto dettata da esigenze di tipo artistico. “Sono stanca di parlare di me”, mi risponde “ma per niente stanca (come il titolo di una sua canzone, nda) di raccontare quello che vedo intorno a me”. Altra caratteristica che la riallaccia ai grandi nomi di cantautori italiani, cui fa spesso riferimento nelle interviste, De Andrè e Battiato sopra tutti. E questo nuovo vestito acustico che sembrerebbe offuscare un’attitudine rock? “Il rock non è il vestito, non è un muro di suoni, l’attitudine imbronciata e un certo modo di porsi. Io mi sento libera di esprimermi in questa modalità acustica, che può essere più rock di una chitarra elettrica, e poi mi piace sperimentare e cambiare, se piace meno pazienza! Ma mi piace fare quello che voglio”. Anche nei live. E torniamo qui. Al concerto. Nessuna chitarra elettrica, dunque. E nella prima parte del concerto, dove Carmen insieme alla band e al fedele compagno Massimo Roccaforte ha snocciolato una dopo l’altra quasi tutte le sue nuove creazioni, la chitarra acustica ha sofferto forse un po’ di ripetitività e di più attenzione dedicata alla perfezione tecnica, agli atteggiamenti e agli accompagnamenti degli strumenti a-tipici piuttosto che alla passione che anima(va) i contenuti. Ma si è ampiamente riscattata nella seconda parte, divisa dalla prima da un cortometraggio proiettato sul sipario bianco abbassato, che mi ha malvolentieri estraniato dalla performance artistica per riportarmi all’orrenda realtà mediatica che viviamo ogni giorno. Non ne comprendo la funzione e rimango amareggiata, e forse anche perciò apprezzo con stupore quello che viene dopo. Mi colpisce, mi coinvolge e mi sconvolge allora tutta l’intensità della “vecchia” Carmen Consoli, quella delle canzoni sentite e profondamente passionali, anche le meno conosciute, che ho sempre sognato di vivere in dimensione live. Ed è successo inaspettatamente, e per questo la reazione è stata anche più violenta. Sedotta come solo lei può fare dalle sue Parole di burro, Fino all’ultimo, Quello che sento, Geisha, Autunno dolciastro, e le più famose Venere, Bésame giuda, In bianco e nero. Infine la sua prima canzone a concludere quest’ultimo concerto, Amore di plastica, in duetto con il cantante del gruppo che l’ha preceduta, I lautari, formazione tipica siciliana che ha appassionato e divertito l’attesa di lei. Ringraziamenti alla fine e a me rimane addosso una forte emozione per aver visto trasparire ancora una volta l’anima più rock e passionale di Carmen dalla chitarra acustica che lei suona energicamente e sensualmente anche e soprattutto nei pezzi più vecchi ed “elettrici” in originale, rendendo sempre l’atmosfera del concerto calientemente carica di profonda intimità seducente ed esplosiva. Le nuove cose perdono un po’ dell’anima intima che la contraddistingueva, a mio parere, ma forse è solamente questione di gusti personali, perchè in realtà è solo lo sguardo che si è rivolto al di fuori, la musica resta sempre appassionata e rinnovata, la voce espressione delle proprie radici, cui c’è bisogno di ritornare per raccontare, sperimentare e rompere le maniere. Questa l’attitudine rock (secondo lei).


di: VIOLA

Articolo inserito il: 2006-05-25


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